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1 lug 2021

Raccolta fondi, i furbetti e la fiducia tradita

Il caso di Malika non è il solo. Quando la solidarietà fa da esca per secondi fini

andrea morleo
Cronaca
Raccolta fondi  (Etsp)
Raccolta fondi (Etsp)

Il cuore delle persone è grande, approfittarsene è da meschini. E in alcuni casi anche illegale. Eppure le truffe collegate alle raccolte fondi sono in aumento soprattutto perché il fenomeno del  microfinanziamento dal basso che mobilita persone e risorse (il crowfunding da crowd, "folla" in inglese) è in rapida crescita. La Mercedes comprata da Malika Chaly con i soldi ricevuti da quanti l'avevano sostenuta dopo essere stata cacciata di casa dai genitori perché lesbica ha suscitato l'indignazione del web. La ragazza toscana prima ha negato, poi ha ammesso candidamente che desiderava un'auto di lusso. Ci mancherebbe, peccato che l'assegno da 17mila euro staccato per l'acquisto l'abbiano pagato i tanti che, toccati dalla sua storia, le avevano  donato dei soldi. In questo caso non si è trattato di un reato ma diciamo che la giovane toscana non ne esce benissimo. Chissà quanti suoi coetanei, studenti universitari costretti a vivere ancora con la "paghetta" dei genitori avrebbero preferito possedere un'auto propria piuttosto che la Panda di mamma da condividere, a giorni alterni, con i fratelli. Ma il mondo, si sa, è dei furbi. Come quei due romani, padre e figlia, che con la scusa dell'emergenza Covid-19 avevano organizzato una raccolta fondi per due ospedali della capitale, lo Spallanzani e il San Camillo. Peccato che i soldi finissero dritti nelle loro tasche come hanno dimostrato gli agenti della Polizia postale di Roma che li hanno denunciati.

I social le tante piattaforme sorte come funghi per agevolare i crowdfunding hanno esteso a macchia d'olio il rischio di finire vittime di raggiri. Edoardo Costa in questo senso è stato un precursore. L'ex attore della soap Vivere è stato condannato per appropriazione indebita e truffa di 205mila euro dopo il brutto scandalo dei soldi sottratti alla associazione Ciak da lui creata per finanziare progetti di solidarietà mondiale in Africa, Brasile e Afghanistan. C'era anche Bruce Willis tra i personaggi coinvolti nel progetto benefico. Peccato che dei 130mila euro destinati ai piccoli bimbi in Brasile ne fossero arrivati solo 20mila mentre dei 40mila vaccini promessi in Africa solo 50, come svelato da Striscia la Notizia. In un'ospitata da Barbara d'Urso l'ex attore aveva raccontato le sue disavventure dicendosi pentito ma di non aver truffato i bambini precisando che infatti la condanna era per "solo" per evasione fiscale. Che, fino a prova contraria, resta ancora un reato contro l'intera comunità italiana. Senza contare la fiducia tradita di chi ha pensato di fare del bene. Che a ben guardare è anche peggio. 

 

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