Il professor Raffaele Bruno
Il professor Raffaele Bruno

Milano, 20 novembre 2020 - Non un rapporto fra medico e paziente ma un legame simile a quello fra padre e figlio. È quello che unisce tuttora il professor Raffaele Bruno , 54 anni, direttore della clinica di Malattie Infettive al Policlinico San Matteo di Pavia e Mattia Maestri di Codogno. Più noto come paziente 1, il primo italiano diagnosticato come positivo al Covid a 38 anni. La sua storia si intreccia al racconto in presa diretta dei primi mesi della lotta contro il virus nel libro "Un medico" (HarperCollins) che Bruno ha scritto con Fabio Vitale, giornalista di Sky Tg24. I proventi delle vendite saranno devoluti alle famiglie degli operatori sanitari morti a causa del Covid-19.

Come è nato il suo rapporto con Mattia?
"È arrivato a Pavia nella notte del 21 febbraio, è stato ricoverato in rianimazione per 18 giorni. Poi è stato trasferito nel mio reparto fino al 21 marzo. Da noi ha smaltito i postumi della terapia intensiva. Lui, nonostante sia un ragazzo forte, ha sofferto molto per il contagio della moglie all’epoca incinta e del padre che poi è scomparso. All’inizio con lui ho fatto come tutti i pazienti, cercando di stargli vicino ma giorno dopo giorno è nato un legame sempre più forte, come tra padre e figlio. Continuiamo a sentirci spesso".

Come esperto di malattie infettive si sarebbe mai aspettato di vivere l’esperienza di un’epidemia?
Nella comunità scientifica internazionale era diffusa la consapevolezza che sarebbe accaduto un “big one” come aveva anticipato il saggio di David Quammen, Spillover. Bisogna capire se questo sarà l’ultimo che la nostra generazione vivrà o ce ne saranno altri".

Il virus ora è meno aggressivo?
"Il virus non è cambiato assolutamente, ha la stessa cattiveria di allora. Colpisce tutte le fasce d’età anche se l’espressione clinica più grave riguarda le persone anziane, come per altre malattie".

La preoccupa il trend dei decessi?
"Il numero dei morti è direttamente correlato alla grande diffusione del virus su scala nazionale. Per registrare un calo di decessi dovranno passare almeno due settimane dopo il calo dei contagi".

Cosa succederà nei prossimi mesi?
"È difficile fare delle previsioni. Mi auguro che ci sia un grande senso di responsabilità da parte di tutti".

Preoccupato dell’eventuale passaggio della Lombardia in zona arancione?
"Il lavoro del medico è quello di curare le persone e cercare di guarirle. La decisione spetta alla politica. Ribadisco che chi decide dovrà assumersi la responsabilità".

I vaccini arriveranno presto?
"La domanda da farsi è dove arriveranno. Ma inquieta il numero degli scettici".