Brescia, 30 giugno 2017 -  Non solo la condanna all'ergastolo per l'omicidio pluriaggravato di Yara Gambirasio. Secondo il sostituto procuratore generale di Brescia, Marco Martini, Massimo Bossetti deve anche essere condannato a 6 mesi di isolamento diurno per calunnia nei confronti di un suo collega muratore, destinatario di alcune insinuazioni formulate dal carpentiere di Mapello nel tentativo, secondo l'accusa, di sviare le indagini. Accusa, quella di calunnia, da cui Bossetti era stato assolto in primo grado. Le sue insinuazioni contro il collega, ha sottolineato il magistrato, hanno "leso gli interessi di giustizia, ma soprattutto di una persona che è stata ingiustamente accusata e che per questo ha subito un danno". E ancora: "Incolpare un altro ha fatto girare a vuoto la macchina della giustizia".  Per il sostituto pg, inoltre, "Bossetti non merita attenuanti, perché siamo di fronte a un delitto terribile". Alla fine del suo intervento, durato oltre 6 ore, il pg ha anche spiegato alla corte di aver fatto acquisire fotografie satellitari del campo di Chignolo d’Isola , "acquisite a suo tempo dalla polizia giudiziaria e non ritenute rilevanti". La difesa di Bossetti, infatti, tra le nuove carte aveva prodotto fotografie satellitari di quel campo. Prima di Martani ha preso la parola il presidente Enrico Fischetti che ha letto la sua relazione, nella quale ha riassunto le motivazioni della condanna all'ergastolo e i motivi d'Appello di accusa e difesa.​

"CONDANNA INECCEPIBILE" - La condanna del primo grado, ha precisato il magistrato all'inizio del suo intervento, è stata "ineccepibile", presenta "una motivazione coerente, logica, completa". Secondo il pg è "grottesco" pensare, come ha fatto la difesa, che il dna ritrovato sugli slip di Yara sia stato costruito ad hoc "per incastrare qualcuno". Il procuratore generale, durante la sua requisitoria ha spiegato che l'accusa di aver costruito un dna sintetico, di un "soggetto che in quel momento non si sapeva neanche che esisteva, è grottesca" e poi "messo lì al ritrovamento del cadavere o dopo, e che poi porta a una persona che vive a pochi chilometri di distanza". Il Pg ha ricordato, inoltre, che il dna di Bossetti non era mai stato raccolto e tipizzato, era uno sconosciuto.

IL DNA DI BOSSETTI - Il Pg ha aggiunto che nelle indagini preliminari "non è stato tralasciato nulla, altrimenti non si sarebbe mai arrivati a questo processo. E' stato fatto uno sforzo unico e raro nella storia investigativa italiana. Andare a cercare se ci sono altri figli naturali di Giuseppe Guerinoni non è rilevante perché non avrebbero lo stesso Dna di Bossetti. Solo un gemello omozigote di Bossetti avrebbe lo stesso Dna di Ignoto 1 mentre altri figli della stessa madre e dello stesso padre avrebbero un Dna molto simile ma non uguale. I figli di altre madri, poi, sarebbero fratelli naturali ma avrebbero un Dna ancora diverso". se c'è nucleare non si va individua un soggetto e solo quello. mitocondriale individua soggetti apparentati. Andare a verificare se ci siano altri figli di Giuseppe Guerinoni, l'autista di autobus che sarebbe il padre naturale di Bossetti, dunque, "sarebbe una inutile dilazione dei tempi del processo". 

"SOLO LUI PUO' DIRE LA VERITA'"- Martoni ha poi elencato alcuni elementi che portano, secondo lui, alla responsabilità di Bossetti: "Yara è stata aggredita e uccisa in un tragitto fra il campo sportivo e il luogo del ritrovamento a Chignolo, su slip e leggins sono state trovare rispettivamente 16 e due tracce di dna di ignoto uno, che è perfettamente compatibile con quello dell'imputato". E ancora: "Fibre e sferette metalliche dell'autocarro di Bossetti sulla 13enne, ma anche particelle di calce. Poi, le immagini del furgone ripreso dalle telecamere di videosorveglianza della zona, l'assenza di alibi dell'imputato e la ricerca di contenuto erotico di ragazzine sul computer".  Qui il pg ha spiegato: "Come dimostrano le ricerche on-line alla parola 'ragazzine', Bossetti "non era insensibile al fascino delle ragazzine tredicenni" e "non è inverosimile che l'imputato possa avere tentato un approccio sessuale con Yara", ma ha precisato però che "solo Bossetti ci potrebbe dire come sono andate le cose, ma credo che a questo punto non lo farà mai". Secondo il pg, Yara tornando dalla palestra potrebbe aver accettato un passaggio dal muratore che tornava a casa «e a bordo del furgone può essere successa qualsiasi cosa, anche una frase o un gesto di Bossetti può aver fatto reagire Yara e a quel punto Bossetti può aver perso la testa". Questa, in ogni caso, "è solo una delle ipotesi - ha spiegato il pg - è inutile fare troppe fantasie sul movente" e "come sono andate le cose ce lo puo' dire solo Bossetti, ma credo che a questo punto non lo fara' e non ce lo dira' mai. Non solo per esigenze processuali, ma anche per salvaguardare la sua immagine".  Inoltre, il pg ha sottolineato che "Yara è stata uccisa nel luogo dove è stata trovata e che questo è provato da elementi di carattere botanico". "Nella mano di Yara - ha spiegato - c'era un ciuffo di erba di quel campo, perché nell'agonia probabilmente si è attaccata a quel ciuffo". Martoni ha anche parlato della foto satellitare al campo di Chignolo: "Sono 525 mq, è impensabile che il satellite possa riconoscere un corpo di un metro e mezzo. E' vero che non si vede niente, né il cadavere di Yara, né qualsiasi altra persona, ma la risoluzione di questa foto è di una qualità tale che non è certo fatta per cercare un ago in un pagliaio come era quel corpo".

SCONTRO BOSSETTI-PG - Mentre il procuratore generale di Brescia, Marco Martani spiegava la compabilità delle fibre trovate sugli abiti di Yara con quelle dei sedili del furgone di Massimo Bossetti, il muratore accusato del delitto, seduto ai banchi della difesa e non in 'gabbia', si è voltato verso il pubblico domandandosi "cosa sta dicendo?" e poi è sbottato e alzandosi in piedi ha detto, rivolgendosi alla corte e riferendosi al pg, "viene a dire idiozie". Il presidente lo ha quindi invitato a stare zitto e sedersi, facendogli presente che potrà poi rilasciare dichiarazioni spontanee nel corso del processo. Del resto, già da alcuni minuti Bossetti lasciava vedere di non gradire l'intervento in aula del magistrato, che sta andando avanti da stamattina e dovrebbe concludersi oggi. Diverse volte, infatti, seduto a fianco dei suoi legali e sorvegliato dagli agenti di polizia penitenziaria, si era girato lasciandosi andare a qualche commento rivolto anche alla moglie seduta nelle file dietro.  Quando, però, il Pg Martani, affrontando la parte "degli elementi indiziari che aggiunto alla prove del Dna danno sicurezza della responsabilità di Bossetti", ha chiarito che le fibre trovate sul corpo di Yara combaciano con quelle del furgone del muratore, Bossetti è scattato in piedi e ha detto: "Viene qua a dire idiozie". Ha continuato a protestare per pochi secondi e poi si calmato e si è seduto. Il presidente della Corte gli ha fatto presente che potrà poi rilasciare dichiarazioni spontanee nel corso del processo.

LE FOTO - I difensori, proprio all'inizio dell'udienza, hanno chiesto alla Corte, presieduta da Enrico Fischietti, di depositare una memoria contenente alcuni motivi d'appello aggiuntivi e una chiavetta usb sulla quale sono salvate alcune foto, scattate dal satellite, del campo di Chignolo d'Isola, dove il 26 febbraio 2011 è stato trovato il corpo di Yara, scomparsa tre mesi prima da Brembate di Sopra ( Bergamo). Le immagini, come aveva preannunciato la difesa nei giorni scorsi, mostrerebbero come nel punto in cui è stato scoperto il corpo della 13enne si vedevano solo sterpaglie.  Il sostituto pg Marco Martani, nonostante siano scaduti da 15 giorni i termini per depositare nuovi atti, non si è opposto e lo stesso hanno fatto i legali di parte civile. La corte si è riservata di decidere. Le foto scattate dal saellite sono state intanto definite "un colpo di scena che è una nullità" da Andrea Pezzotta, l'avvocato di parte civile che con il collega Enrico Pelillo assiste i genitori di Yara e la sorella Keba. L'avvocato Pezzotta ha ribadito che i motivi aggiuntivi d'appello, tra cui lo scatto preso dal satellite, sono "inammissibili" perché presentati in ritardo. "Anche nel processo di primo grado si erano annunciati colpi di scena che poi sono stati colpi a salve", ha aggiunto il legale spiegando che l'immagine, che per la difesa proverebbe che il corpo di Yara è stato portato nel campo a poche ore dal ritrovamento, "è un colpo di scena che è un nulla perché dalla foto non si vede nulla: con quella risoluzione sarebbe un'illusione vedere un corpo".

L'ARRIVO DI BOSSETTI E IL SALUTO CON MARITA  Già nelle prime ore della mattina una piccola folla di circa cento persone si è recata davanti al palazzo di giustizia per assistere alla nuova tappa giudiziaria relativa al brutale omicidio della ginnasta 13enne di Brembate. La strada che porta al palazzo di giustizia è stata chiusa al traffico per favorire il posizionamento delle regie delle tv. Già arrivati i legali di Bossetti, gli avvocati Paolo Camporini e Claudio Salvagni. Intorno alle 8.15 sono arrivate anche la madre del muratore di Mapello, Ester Arzuffi, e la sorella gemella di Massimo, Laura Letizia accompagnate dal legale e dal un addetto alla sicurezza. Due gli  scenari possibili del processo aperto oggi: sentenza oppure ordinanza con la riapertura del processo attraverso una nuova perizia sul dna. Poco prima delle 9, è arrivato il furgone blindato della polizia giudiziaria con a bordo Bossetti. Il carpentiere di Mapello, che come ha ripetuto in questi giorni dal carcere di Bergamo è "fiducioso di avere giustizia in appello", seguirà le udienze del secondo grado così come ha già fatto in primo grado. L'imputato ha ottenuto dal presidente della Corte d'Assise d'Appello di Brescia l'autorizzazione a seguire i lavori processuali seduto accanto ai suoi difensori. Così, quando gli agenti della polizia penitenziaria lo hanno prelevato dalla gabbia riservata ai detenuti, prima di raggiungere i suoi legali, è passato di fianco alla moglie Marita Comi, da sempre convinta della sua innocenza, e l'ha salutata stringendole la mano con affetto.

NO A COMPUTER, TELEFONI E TELECAMERE - L'afflusso al palazzo di giustizia è avvenuto a gruppi di tre persone. Dopo il controllo con i metal detector si è passati a una seconda fase di verifiche. Nei giorni scorsi, i giudici hanno deciso con un'ordinanza di impedire l'accesso alle telecamere rilevando che, in questo caso, "non risulta sussistere un interesse sociale particolarmente rilevante alle riprese audiovisive". Ammessi solo i cronisti con carta e penna, costretti comunque a consegnare telefoni e iPad all'ingresso. Sulla pressione mediatica puntano il dito i legali di Bossetti secondo i quali "il processo è stato influenzato e continua a esserlo da pressioni esterne dirette da un lato a trovare un colpevole a ogni costo e dall'altro a esaltare i metodi dell'indagine che hanno portato ad accusare Bossetti". Secondo quanto riferito da uno dei suoi legali, durante uno degli ultimi incontri in carcere, nei giorni scorsi Bossetti si è detto "convinto che in appello potrò avere finalmente giustizia". "L'ho visto lo scorso 15 giugno quando ho depositato a Brescia i motivi aggiunti all'atto d'appello - ha raccontato il legale - è concentrato, teso perché si parla della sua vita, ma è fiducioso che stavolta possa arrivare finalmente giustizia, perché confida molto nell'appello" ha detto il legale. 

(ha collaborato GABRIELE MORONI)