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16 apr 2022

Omicron 2 predominante, aumenta rischio di riprendere Covid. Cosa sapere su reinfezioni

I dati del report esteso dell'Istituto superiore di sanità: percentuale in aumento al 4,4% Alcune fasce sono più esposte. Ecco quali e perché

Nell'ultima settimana la percentuale di reinfezioni sul totale dei casi Covid segnalati in Italia risulta pari a 4,4%, in aumento rispetto alla settimana precedente in cui la percentuale era pari a 4,1%. Lo evidenzia il report esteso dell'Istituto superiore di sanità, che integra il monitoraggio settimanale. L'analisi a partire dal 6 dicembre scorso (data considerata di riferimento per l'inizio della diffusione della variante Omicron), evidenzia un aumento del rischio di reinfezione

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Tempi di incubazione Covid
Tempi di incubazione Covid

La fascia più colpita

Il report evidenzia un aumento del rischio relativo aggiustato di reinfezioni "nelle fasce più giovani, 12-49 anni) rispetto alle persone con prima diagnosi in età compresa fra i 50-59 anni. Verosimilmente - spiegano gli esperti - il maggior rischio di reinfezione nelle fasce d'età più giovani è attribuibile a comportamenti ed esposizioni a maggior rischio rispetto alle fasce d'età over 60". 

I dati 

Dall'inizio dell'epidemia "sono stati diagnosticati 3.515.940 casi nella popolazione 0-19 anni, di cui 17.037 ospedalizzati, 380 ricoverati in terapia intensiva e 53 deceduti". In diminuzione questa settimana la percentuale dei casi segnalati nella popolazione in età scolare (21%) rispetto al resto della popolazione. Nell'ultima settimana il 17% dei casi in età scolare è stato diagnosticato nei bambini sotto i 5 anni, il 43% nella fascia d'età 5-11 anni, il 39% nella fascia 12-19 anni. In diminuzione il tasso di incidenza in tutte le fasce d'età. Stabile il tasso di ospedalizzazione in tutte le fasce d'età ad eccezione della fascia (5 anni in cui risulta in diminuzione rispetto alla settimana precedente, benché i dati riferiti all'ultima settimana siano da considerare in via di consolidamento.

Diffusione varianti

In Italia il 4 aprile scorso la variante Omicron aveva una prevalenza stimata al 100%, con la sottovariante BA.2 predominante e la presenza di alcuni casi di variante 'ricombinante' della stessa Omicron. Sono questi i risultati dell'indagine rapida condotta dall'Iss e dal Ministero della Salute insieme ai laboratori regionali e alla Fondazione Bruno Kessler. Queste le prevalenze stimate: BA.1 11,8% (range: 0% -34,5%); BA.2 86,6% (range: 46,5% -100%); BA.3 0,2% (range: 0% -1,2%); XJ 0,5% (range: 0% -11,6%); XL 0,9% (range: 0% - 20,9%).

Il monito

Su Omicron e le sue sottovarianti è arrivato oggi il monito di Massimo Galli. "Attenzione che anche quelli che hanno avuto un'infezione piuttosto blanda possono andare incontro al long Covid. Sono segnalati diversi casi in letteratura. La mia raccomandazione è non considerare questa infezione con leggerezza, 'come se fosse una vaccinazione in più'. Questa affermazione è una sciocchezza. Se si può evitare di prenderla è meglio" ha detto ad Adnkronos Salute l'ex direttore di Malattie infettive all'ospedale Sacco di Milano.  "Ormai anche Omicron 1 - ha spiegato lo specialista, rifacendosi ai dati dell'indagine rapida Iss - è residuale, sta praticamente circolando solo Omicron 2".

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