Ponte della Becca (Torres)
Ponte della Becca (Torres)

Milano, 19 agosto 2018 - L’effetto Genova corre sulle strade della Lombardia, dove Anas – l’ente nazionale per le strade che da inizio anno fa parte del Gruppo Ferrovie dello Stato – ha competenza su circa 550 ponti che interessano la viabilità ordinaria (escluse le autostrade, compresi solo i passaggi con ampiezza superiore ai 6 metri). Difficile ricostruire un’anagrafe regionale completa, richiesta ancora inevasa dal 2013, quando un’indagine coordinata dal Politecnico di Milano analizzò lo stato degli attraversamenti stradali e ferroviari (28) sul fiume Po. Già allora alcuni furono classificati come «strutture con evidenti segni di fatiscenza o problemi idraulici»: tra le infrastrutture bocciate in provincia di Pavia compaiono il ponte di Gerola costruito nel 1916 e della Becca, più vecchio di quattro anni. Ma «elementi ammalorati» venivano evidenziati nel Pavese anche per il passaggio ferroviario e stradale di Bressana Bettarone, lungo la ex Statale 35 dei Giovi, e per l’infrastruttura di Pieve Porto Morone-Mezzano sulla ex Statale 412 e sulla provinciale 27 all’altezza di Sannazzaro.

Il resto è storia recente. Due anni fa (28 ottobre 2016), in provincia di Lecco, lungo la superstrada 36, il crollo del cavalcavia di Annone Brianza provocò un morto, paure e richieste di monitoraggi e interventi di manutenzione in tutta la regione. Come in questi giorni, segnati dall’effetto Genova. La mappa pubblicata dal Cnr ha alimentato l’allarme. In Lombardia, stando all’analisi del più grande ente pubblico di ricerca in Italia, tra le infrastrutture più a rischio c’è anche il ‘giovanissimo’ viadotto dei Lavatoi di Como realizzato nel 2003. La scorsa estate fu chiuso per verifiche strutturali e poi riaperto con divieto di transito ai mezzi con peso superiore alle 7,5 tonnellate. Per il Cnr è tra le opere a rischio, ma la Provincia fa sapere di avere risorse solo per il 10% dei fondi necessari alla sistemazione. Meno sorprendente leggere nella mappa il nome del cavalcavia di Isella a Civate (Lecco), chiuso poco dopo il crollo di Annone Brianza. A luglio è stato pubblicato un bando da oltre due milioni di euro per la realizzazione di un nuovo collegamento sulla superstrada 36.

In provincia di Brescia sotto l’attenzione dell’istituto di ricerca è finito il viadotto di Ponte di Legno. Mentre due dei 50 ponti che attraversano la superstrada Milano-Meda figurano tra quelli a rischio. Su quello di Cesano Maderno (Monza) l’effetto Genova si vede nelle barriere di plastica comparse qualche giorno fa: i mezzi oltre le 3,5 tonnellate devono rimanere giù dal ponte di Binzago. Il divieto c’era già da un anno. Ma meglio togliere i dubbi. L’altro passaggio a rischio si trova a Bovisio Masciago, chiuso da novembre di due anni fa. Per la loro sistemazione, la Regione ha stanziato di recente 200mila euro. Che si aggiungono ai 2,8 milioni riservati alla sistemazione della Milano-Meda.

Capitolo a parte meritano i ponti sul Po. Per quello della Becca, in provincia di Pavia, c’è persino un comitato, che quando ha visto il Ponte Morandi sgretolarsi ha scritto subito alla Provincia. Le rassicurazioni sono arrivate anche se il ponte rientra tra gli 8 del Pavese considerati a rischio dopo la ricognizione delle infrastrutture chieste dall’ex governatore lombardo, Roberto Maroni, in seguito all crollo del cavalcavia di Annone Brianza. Il governo Gentiloni ha dedicato 10 dei 35 milioni stanziati per la sistemazione dei ponti alla provincia di Pavia: 1,5 sono stati assegnati alla Becca che tra giugno e luglio è stato curato con interventi sui giunti intermedi. Tra i malati cronici compaiono anche gli attraversamenti di Pieve Porto Morone (5,5 milioni per la sistemazione e la riapertura al traffico pesante) e Gerola (2,8 milioni), chiuso da dicembre. Più a nord, in provincia di Varese, si guardano a vista i ponti sui fiumi Olona (a Cairate) e Ticino (il collegamento tra Oleggio e Lonate Pozzolo e il ponte di Sesto Calende).