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10 apr 2022
10 apr 2022

Pillole anti-Covid, i medici di base: "Ora ci permettano di prescrivere gli antivirali"

Al momento i pazienti vengono indirizzati in ospedali e Asl. La Fimmg: "Noi potremmo incentivare l'uso di un farmaco fondamentale in caso di nuova ondata"

10 apr 2022

Milano - "Modificare al più presto la normativa per fare in modo che anche i medici di famiglia possano prescrivere gli antivirali, ovvero le pillole anti-Covid, che vanno somministrati a pochi giorni dall'insorgenza dei sintomi. Ciò per aumentare l'uso, a oggi ridotto, di questi farmaci in Italia e prevenire il rischio di ritrovarci con armi spuntate di fronte a una nuova eventuale ondata pandemica in autunno". L'appello arriva dal segretario nazionale della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), Silvestro Scotti.

A oggi, secondo gli ultimi dati dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), sono state 23.554 le prescrizioni delle pillole antivirali contro il Covid indicate per il trattamento precoce a domicilio di pazienti che non necessitano di ossigenoterapia, ma che sono a maggior rischio di forme severe. Si tratta degli antivirali Molnupiravir (Lagevrio) di Merck (MSD in Italia) e Paxlovid di Pfizer. Entrambi vanno somministrati entro 5 giorni dall'insorgenza dei sintomi.

"Il ministro Speranza - sottolinea Scotti - ha reso noto che l'Aifa sta facendo le sue valutazioni e fino a quando l'agenzia non modificherà il modello di somministrazione di questo tipo di farmaci non ci saranno cambiamenti concreti. Al momento la somministrazione delle pillole antivirali è soggetta alla notifica nei registri ospedalieri e il medico deve indirizzare il paziente ai centri di riferimento, degli ospedali o delle Asl. Ma questo comporta un allungamento dei tempi e a oggi la somministrazione di questi farmaci in Italia è stata contenuta".

Una questione da affrontare subito: "Se non risolviamo al più presto questo problema - avverte infatti Scotti - la combinazione della reticenza vaccinale rispetto alla quarta dose di molti anziani e la indisponibilità di una terapia nella immediatezza qualora questi soggetti si ammalassero in vista del prossimo autunno, potrà creare il rischio di un'ondata abbastanza pericolosa proprio nei mesi autunnali". Entro il prossimo ottobre, afferma, "dobbiamo puntare molto sulla copertura vaccinale con la quarta dose ma qualora non ci riuscissimo dobbiamo avere disponibili gli antivirali per poter trattare questi pazienti rapidamente prima che peggiorino, altrimenti rischieremmo di gravare di nuovo sulle terapie intensive e gli ospedali. Bisogna fare presto a prevedere nuove norme, ciò anche alla luce - conclude il segretario Fimmg - del rischio che possano arrivare nuove varianti».

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