Il papa "buono"

Milano, 31 dicembre 2017 - Pochi mesi prima di cedere al male che lo minava, Giovanni XXIII venne sfiorato dall’idea delle dimissioni. La testimonianza è di Loris Capovilla, per dieci anni, dal 1953 al ‘63, segretario di Angelo Giuseppe Roncalli, prima patriarca di Venezia, poi Papa. Una testimonianza contenuta in un memoriale dal titolo significativo e anche profetico, se si pensa alla clamorosa decisione presa trent’anni più tardi da Benedetto XVI: “Il Papa può dimettersi?”. Firmato e datato 11 ottobre 2002. Capovilla, in seguito arcivescovo e cardinale, è scomparso nel 2016.

«È scolpito nitidamente - scrive - nella mia memoria il colloquio col vescovo Alfredo Cavagna, confessore e consigliere di Giovanni XXIII, un venerdì di quaresima 1963, pomeriggio, di cui all’istante non fissai sulla carta il contenuto: monsignore esce dalla stanza del papa dopo averne ascoltato la confessione ed essersi intrattenuto con lui a lungo sugli schemi del Concilio. MI FA chiamare in salone e senza preambolo, supponendo forse che io sapessi qualcosa, mi dice che il Papa non può dimettersi. Lo esclude Pio XII nella Costituzione “De Sede apostolica vacante” e cita il paragrafo 99. È evidente che nel corso della conversazione, Giovanni XXIII, considerando il suo stato di salute e in previsione dell’immane lavoro previsto nella prosecuzione del Concilio, deve essersi dichiarato disposto a rinunciare al papato. Rispondo a monsignor Cavagna che mi pone il quesito: «Conosco la Costituzione di Pio XII, letta durante il Conclave 1958. Con quella esortazione Pio XII incoraggia il designato ad accettare il voto dei cardinali elettori e a non sottrarsi alla volontà divina. Non tocca per nulla il tasto delle dimissioni. Monsignor Cavagna non insiste oltre, e mai tornerà con me sull’argomento. Papa Giovanni con me non fece alcun cenno in proposito. In lui l’abbandono in Dio faceva tutt’uno con la sua fede. Voluntas Dei pax nostra».

Capovilla appunta un’altra annotazione. A persone tentate di dimettersi, Giovanni XXIII soleva dire: «Il buon ecclesiastico non dà le dimissioni. Sottopone la sua situazione all’autorità superiore e lascia ad essa di decidere». Soltanto un momento di umana debolezza, una volta presa piena coscienza dell’avanzare del male e nel timore di non riuscire a portare avanti i lavori del Concilio? Oppure un proposito che andava formandosi? Il pontefice di Sotto il Monte non cede alla prima e non dà seguito al secondo, se mai è esistito. È però significativo che ne parli a monsignor Cavagna, che non è solo il suo confessore ma anche una vera guida spirituale. «È l’ultima volta che vedo sulla terra i miei fratelli». Venerdì 5 aprile 1963. Papa Roncalli sussurra poche parole alle persone che gli sono attorno al termine della messa a cui hanno assistito anche i fratelli Giuseppe e Zaverio. Li incontrerà pochi giorni prima del 3 giugno, quando il papa terminerà la sua parabola.