Limido Comasco (Como), 11 luglio 2018 - «Faccio l’autotrasportatore. Ho guidato l’intera notte per salutare la bambina prima della partenza e regalarle un orologio. Da allora non l’ho più vista. Le ho parlato un volta via Whatsapp, il 2 agosto di un anno fa. L’avevo vista in Skype il 30 agosto del 2016, il giorno che sarebbe dovuta tornare in Italia con la madre. Potete immaginare cosa sono state le mie giornate, i compleanni, i giorni di Natale. Gli avvocati hanno chiesto qualche foto della bambina. Niente. Si può impedire a un padre di vedere la propria figlia, di parlarle? Lo dico anche alla mia ex. Alzi il telefono e mi faccia parlare con Margherita. Che ci vuole? Io lotterò per riavere mia figlia finché avrò vita. Voglio che Margherita torni. Con sua madre, se lo vorrà, perché è giusto che un figlio cresca anche accanto alla mamma». Marcello Ienna ha 48 anni, è nato, cresciuto, vive a Limido Comasco. Il 12 agosto del 2016 Gulnara, la compagna, e la madre della donna partono per la Russia, destinazione Izhevsk, un migliaio di chilometri da Mosca, dove vivono i nonni materni di Gulnara. Portano con sé Margherita, nata dall’unione fra Marcello e Gulnara, che pochi giorni dopo, il 4 settembre, compirà 3 anni. Non torneranno più. Lo scorso 19 giugno un decreto del tribunale civile di Como ha disposto l’affido esclusivo della bambina al padre. Una grande vittoria, ma solo una vittoria in una guerra di anni che adesso si sposta in Russia. Marcello Ienna incontra i giornalisti a Busto Arsizio, nello studio degli avvocati Majeva Catalano e Roberta Gallosi.

È sostenuto dall’associazione “Sos Italia libera” con il presidente Paolo Bocedi, e dal Comune di Limido con l’assessore ai Servizi sociali Maria Grazia Bortolussi. Cosa accadrà ora, dopo il pronunciamento dei giudici comaschi? Prima ancora i due legali hanno trascorso mesi di intenso lavorio diplomatico. È stato stabilito un contatto con il nostro ministero degli Esteri, con quello della Giustizia che a sua volta dialoga con il ministero russo dell’Educazione, con il consolato italiano a Mosca, disponibile a ospitare un incontro. Margherita e la madre sono state rintracciate dall’Interpol. Il consolato ha trovato un avvocato per Marcello. Si chiama Anna Isaeva, sarà lei a incardinare la causa al tribunale di Izhevsk. È il punto cruciale. La Convenzione dell’Aja, che Italia e Russia hanno ratificato nell’aprile del 2016, dice che la procedura deve essere completata entro un anno. Qui ne sono trascorsi due. In Russia non esiste l’affidamento. Molto spazio è lasciato alla discrezionalità dei giudici. Quelli di Izhevsk potrebbero accogliere il decreto dei colleghi italiani o ignorarlo, tentare una conciliazione o accordare a Ienna permessi di visita alla figlia, un primo passo, importante, forse indispensabile. E poi? «Per questo – dice Bocedi – lanciamo un appello al governo perché tuteli due cittadini italiani: Marcello Ienna e sua figlia Margherita. ‘Sos Italia libera’ sta valutando la possibilità di denunciare l’ex compagna per il sequestro di un minore». Le lacrime di una nonna. Maria Stella Mercuri è la mamma di Marcello, la nonna di Margherita. «Le mando sempre il ‘buongiorno’ e la ‘buonanotte’. Ogni tanto mi arriva una risposta, ‘Buongiorno Stella. Margherita sta bene’. L’ultima in aprile. Che torni. Che tornino tutte e due. È sempre la mamma di mia nipote. La perdono. Pur di riavere Margherita».