Milano, 2 gennaio 2022 - La variante Omicron si sta diffondendo a macchia d'olio in tutta Europa. In alcune aree (ad esempio Francia e Gran Bretagna) è già dominante. In Italia prevale ancora Delta ma le ultime rivelazioni rivelano che la sua presenza è in fortissima crescita sul territorio nazionale. Determinante, in questa nuova fase della pandemia, conoscere approdonditamente caratteristiche e pericoli connessi alla nuova variante identificata per la prima volta nelle scorse settimane in Sud Africa. Cosa sappiamo (fino a ora) di Omicron? Quali sono i suoi sintomi principali? In che cosa si differenzia dalle precedenti varianti (Alfa, Delta)?

Un numero crescente di prove indicherebbe che la variante Omicron del Covid abbia maggiori probabilità di infettare la gola rispetto ai polmoni, elemento che secondo gli scienziati potrebbe spiegare perché sembra essere più infettiva ma meno mortale rispetto ad altre versioni del virus. Lo riporta il Guardian analizzando sei recenti studi internazionali - quattro pubblicati dalla vigilia di Natale - che hanno rilevato che Omicron non danneggia i polmoni delle persone tanto quanto la variante Delta e altre precedenti varianti del coronavirus. Gli studi devono ancora essere sottoposti a revisione paritaria da parte di altri scienziati.  "Il risultato di tutte le mutazioni che rendono Omicron diverso dalle varianti precedenti è che potrebbe aver alterato la sua capacità di infettare diversi tipi di cellule", ha affermato Deenan Pillay, professore di virologia presso l'University College di Londra, citatato dal Guardian

"In sostanza, sembra essere più in grado di infettare il tratto respiratorio superiore, le cellule della gola. Quindi si moltiplicherebbe nelle cellule lì più facilmente che nelle cellule profonde nel polmone. Questo è davvero un risultato preliminare, ma gli studi puntano nella stessa direzione", ha aggiunto Pillay.  Se il virus produce più cellule nella gola, lo rende maggiormente trasmissibile, evidenziano gli esperti, sottolineando che questo aiuterebbe a spiegare la rapida diffusione di Omicron. Un virus capace di infettare il tessuto polmonare, invece, sarebbe potenzialmente più pericoloso ma meno trasmissibile, aggiungono i ricercatori.