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23 dic 2021
arnaldo liguori
Cronaca
23 dic 2021

Omicron, tre studi sostengono che la malattia sia meno grave, ma il rischio rimane

Secondo i ricercatori, i sintomi causati dalla nuova variante sono più lievi e l’aumento di ospedalizzazioni sarebbe causato dalla maggiore trasmissibilità

23 dic 2021
arnaldo liguori
Cronaca
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Illustrazione di Arnaldo Liguori
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Illustrazione di Arnaldo Liguori

Tre distinte ricerche condotte in Inghilterra, in Scozia e in Sudafrica sostengono che l’infezione portata dalla variante Omicron – che in Italia rappresenta il 28 per cento dei casi – provochi una malattia meno grave rispetto a quella delle precedenti varianti di Sars-Cov-2. Questi dati da una parte alimentano la speranza che il virus sia mutato in una forma meno aggressiva, dall’altra suggeriscono che l’aumento di ospedalizzazioni sia causato dalla maggiore trasmissibilità della nuova variante.

Gli studi, pubblicati tra il 21 e il 22 dicembre, saranno revisionati nei prossimi giorni e hanno coinvolto decine di scienziati dell’Imperial College di Londra, dell’Università di Edimburgo, dell’Università di Cape Town e dell’Istituto nazionale per le malattie trasmissibili del Sudafrica.

La ricerca condotta in Sudafrica ha rilevato che il rischio di ospedalizzazione tra le persone infettate da Omicron è circa il 70 per cento più basso rispetto a quello associato ad altre varianti. Inoltre, una volta ospedalizzati, i pazienti infettati da Omicron sembrano avere meno probabilità di sviluppare forme gravi rispetto a quelli infettati dalla variante Delta.

Lo studio pubblicato in Scozia, confrontando i casi Delta e Omicron di novembre e dicembre, è giunto a risultati simili. Gli scienziati hanno rilevato una riduzione di oltre il 60 per cento del rischio di ospedalizzazione della variante Omicron. Non solo: la ricerca ha mostrato che la terza dose di vaccino, rispetto alla seconda, protegge il 57 per cento in più dalle forme sintomatiche della malattia.

Malgrado i dati siano positivi, Mark Woolhouse, professore di malattie infettive presso l'Università di Edimburgo e coautore del nuovo studio, ha frenato l’entusiasmo dicendo che la grande capacità di trasmissione di Omicron rischia comunque di soverchiare gli ospedali molto rapidamente.

Anche lo studio inglese ha associato alla variante Omicron una riduzione del rischio di ricovero, ma più contenuto, intorno al 40-45 per cento. Inoltre, sia questo studio sia quello sudafricano hanno scoperto che un’immunità precedentemente acquisita, tramite guarigione, aiuta a rendere i sintomi più lievi.

Riassumendo, secondo quanto sappiamo oggi, Omicron è molto più trasmissibile di ogni altra variante, ma provoca anche una malattia meno grave. Alcuni studi suggeriscono che abbia una discreta resistenza ai vaccini, ma che la terza dose sia molto efficace nel prevenire forme sintomatiche e quindi ricoveri. Sappiamo anche che i casi di Omicron raddoppiano ogni due-tre giorni e che molto probabilmente questa variante diventerà dominante in tutta Europa entro gennaio.

Dobbiamo preoccuparci? Secondo un principio noto in ambito virologico, una variante molto trasmissibile, anche se poco letale, può comunque provocare più morti rispetto a un’altra più letale ma meno contagiosa, perché un’improvvisa impennata di casi mettere a rischio i sistemi sanitari. Con Omicron, siamo di fronte a un pericolo di questo tipo.

Per questo le autorità sanitarie raccomandano di non abbassare la guardia. Gli unici mezzi di prevenzione sono l’utilizzo di mascherine (meglio se FFP2), il distanziamento e, soprattutto, la vaccinazione con prima, seconda e terza dose. La contagiosità di Omicron è più elevata di ogni altra variante mai emersa: sarà dunque sempre più difficile riuscire a sfuggirle. E per i non vaccinati, questo rappresenta un rischio grave e inutile.

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