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21 giu 2022

Ambiente, ci restano 50 anni per salvare conchiglie e coralli

I mari assorbono circa un terzo della CO2, acidificandosi nel processo: di questo passo, molte specie marine sono condannate all’estinzione

21 giu 2022

Conchiglie e coralli fanno parte della vita e della cultura umana da millenni. Sono state moneta di scambio, strumenti musicali, gioielli, scrigni di conoscenza che ci hanno aiutato a scoprire i segreti dell’evoluzione. Ed ora, tutto quell’enorme ecosistema è seriamente minacciato dal progressivo aumento di CO2 nell’atmosfera provocato a sua volta dai combustibili fossili e dalla deforestazione.   Tutto questo si riflette sugli oceani: circa un terzo della CO2 infatti, viene assorbita dai mari con gravi conseguenze per tutto il biosistema marino. Secondo uno studio pubblicato su Nature, di questo passo, a conchiglie e coralli restano 50 anni di vita.

I danni sono già visibili: dallo sbiancamento della Grande Barriera Corallina in Australia, alla presenza sempre più massiccia di alghe nella Riviera Maya del Messico. Oggi si celebra la Giornata Mondiale della Conchiglia, a monito di ciò che stiamo mettendo a rischio. “Le conchiglie sono una meraviglia della natura che rischiamo di perdere”, allerta Stefano Pedone, Project Officer per SEAstainable all’interno di Worldrise Onlus”. “Nate come stratagemma sviluppato da alcuni animali per difendersi dai predatori, con il passare delle ere le conchiglie hanno svolto ruoli ecologici molto più ampi e complessi”.

Per comprendere meglio la vastità di questa specie marina basti pensare che esiste un ramo della zoologia chiamato malacologia: questa branca dedicata è in continua evoluzione “perché attualmente si stima che sul Pianeta siano presenti 20mila specie di bivalvi, tra i 40 e 100mila gasteropodi e molti altri molluschi”, spiega Stefano Pedone.

Il cambiamento climatico aumenta l’acidificazione degli oceani, con grandi conseguenze per il biosistema marino. I recenti studi pubblicati su Nature illustrano come il pH del Mar Mediterraneo si stia abbassando di circa 0.0044 punti all’anno: se questo trend fosse confermato in 50 anni assisteremmo ad una diminuzione del pH di 0.2 punti scendendo dall’attuale 8.1 ad un ipotetico 7.9.

Sebbene possa sembrare una variazione minima, questa acidificazione degli oceani porterebbe conseguenze drammatiche per tutto l’ecosistema marino. “Ricordiamoci che se non fosse stato per gli oceani, dall'inizio dell'era industriale ad oggi la temperatura dell’atmosfera sarebbe di 36°C più alta – continua sempre lo stesso Stefano Pedone – Più CO2 in atmosfera significa anche più CO2 in mare dove rilascia ioni di idrogeno diminuendo il pH e causando un grave disequilibrio chimico: gli ioni idrogeno richiamano, infatti, gli ioni carbonato che sono fondamentali sia per i crostacei per costruirsi il carapace, sia per tutti gli organismi costruttori di conchiglie e sia per le sclerattinie, ovvero i coralli dallo scheletro calcareo”.

Una maggiore difficoltà a trovare gli ioni di carbonato dall’acqua marina vuol dire essere più vulnerabili ai predatori marini o ai fenomeni meteorologici violenti: con carapaci più deboli e conchiglie più sottili, considerando un panorama temporale di medio-lungo termine, alcune specie rischiano l’estinzione avendo minori possibilità di sopravvivenza. Una situazione difficile che non riguarda solo conchiglie e coralli ma tutto l’ecosistema marino: con un pH a 7.9 la sopravvivenza del plankton sarebbe messa a rischio innescando una reazione a catena visto che verrebbe a mancare una delle principali fonti di nutrizione per le balene e i salmoni.

In un mondo senza conchiglie verrebbe a mancare un oggetto che fin dai tempi più antichi ha avuto un ruolo di grande importanza nella storia dell’uomo. “Siamo attivi da tre generazione nei lavorazioni dei camei su conchiglia – spiega Gino Di Luca, fondatore di Cameo Italiano, azienda leader specializzata nella creazione di camei su conchiglia – Abbiamo sempre messo al primo posto la sostenibilità delle nostre creazioni perché sappiamo qual è il valore e l’insostituibilità della materia prima”.

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