Milano, 3 dicembre 2020 - A bordo dei treni regionali il far west è presente anche di giorno. Senza impiegati e studenti, a casa per lo smart working, o per seguire le lezioni, le linee regionali e quelle del passante sono diventate terra, soprattutto, di ubriaconi, senzatetto e rider. I piani superiori delle carrozze a due piani sono state trasformate in bivacchi mobili "mask free". E ci sono corridoi di treni invasi da una marea di biciclette dei fattorini. È successo anche ieri mattina sulla linea Mortara-Porta Genova. Tutti i vestiboli vicino alle porte d’ingresso del treno, che arriva a Milano alle 11:18, erano occupati da biciclette, impedendo persino il passaggio da una carrozza a un’altra. Un numero di bici impressionante: ne abbiamo contate più di cento. Ma il regolamento di Trenord prevede che su questo treno e su altre 3 corse solo le ultime due vetture siano dedicate al trasporto dei mezzi dei lavoratori del food delivery.

«Il regolamento parla chiaro ma è difficile farlo rispettare. Glielo diciamo ai rider, ma non ti ascoltano, oltre a viaggiare senza biglietto. Bisognerebbe chiamare ogni volta le forze dell’ordine ma non sempre intervengono. L’unica alternativa, allora, sarebbe quella di fermare il treno perché non ci sono le condizioni per viaggiare in sicurezza. Ma non è una soluzione che si può applicare sempre" spiega un controllore che preferisce rimanere anonimo. Trenord aveva previsto all’inizio della fase 3, a partire dal 3 giugno, il divieto di trasporto delle biciclette sui treni proprio per la dimensione del fenomeno. Ma ci fu poi un passo indietro, dopo qualche settimana, a causa delle numerose proteste.

Su questa linea non mancano neppure le aggressioni: l’ultimo episodio inquietante è avvenuto a mezzanotte del 17 novembre, all’altezza di Abbiategrasso, con un raid di tre sudamericani ai danni di una guardia giurata, picchiata e derubata della sua pistola d’ordinanza. Che la situazione sia diventata grave ne è consapevole la stessa Trenord: in una lettera inviata alla fine dello scorso mese a tutti i prefetti della Lombardia, Marco Piuri, amministratore delegato della società che gestisce il trasporto ferroviario regionale, aveva puntato il dito contro "sbandati, tossicodipendenti, persone senza fissa dimora, che spesso bivaccano sui treni senza avere necessità di recarsi in alcun luogo preciso". Noi li abbiamo visti viaggiando su due linee suburbane. Di pomeriggio, non di notte.

Sul passante S13 delle 16:23 che passa a Milano Rogoredo diretto a Pavia, il piano superiore delle carrozze a due piani è una zona franca. Moltissimi viaggiatori senza mascherina: italiani di ogni età, stranieri di ogni etnia e anche uno “svalvolato” piazzato al centro del corridoio con una bottiglia di birra. Le stesse scene si sono ripetute su una corsa della S8, partita da Lecco e arrivata alle 18:08 a Porta Garibaldi. Non abbiamo mai incrociato un controllore. "Non si può pensare che un capotreno risolva da solo questo problema di ordine pubblico. Dovrebbe essere affiancato dalle forze dell’ordine o dalle guardie giurate – incalza Mauro Carelli, segretario regionale del sindacato Fast Confsal –. Di queste ultime non se ne può fare carico Trenord, che calcola, per il 2020, circa 200 milioni di euro di mancati incassi: tocca alle istituzioni mettere in campo risorse ad hoc".