Luigi Di Maio
Luigi Di Maio

Milano, 22 febbraio 2019 - Si viaggia a stime, ipotesi, previsioni. Eppure tra meno di due settimane (6 marzo) i potenziali beneficiari del reddito di cittadinanza potranno presentare le domande tramite Caf, Poste o sito internet redditocittadinanza.gov.it. In Lombardia, stando ai dati forniti dalla Regione, c’è un esercito di 650mila residenti (6% della popolazione) - di cui 185mila destinatari di politiche attive del lavoro - pronto a muoversi per il sussidio cavallo di battaglia del M5S. Caos e disagi sono più di un rischio. Per chi dovrà presentare una serie infinita di carte - dalle dichiarazioni dei redditi agli atti catastali e notarili (mutuo compreso), dalle auto agli affitti fino ai conti bancari - «sarà un gioco dell’oca», assicura Elena Buscemi, consigliere delegato al lavoro della Città Metropolitana. «In questo marasma non devono rimetterci i cittadini». Per le istituzioni non va meglio. «I Comuni sono preoccupati per l’impatto che questo provvedimento avrà in termini di gestione», continua Buscemi. Soprattutto i servizi sociali e l’anagrafe.

In alto mare è in particolare l’assegnazione dei navigator ai centri per l’impiego (64 in Lombardia per 761 addetti), i tutor chiamati a guidare i beneficiari del reddito di cittadinanza al reinserimento lavorativo. «Chi sono? Che profilo avranno – si chiede il consigliere delegato al lavoro della Città Metropolitana, che ne attende 150 –. Da dove arrivano? Il rischio è che siano figure scollegate dal nostro tessuto imprenditoriale quando noi da 15-20 anni abbiamo orientatori radicati sul territorio». In Lombardia dovrebbero essere assegnati 650 dei 6mila navigator. «Dovrebbero – ma anche qui il condizionale è d’obbligo – essere distribuiti sulla base del numero dei potenziali beneficiari attivabili al lavoro» fa sapere la Regione. «Noi – dichiara l’assessore regionale a Istruzione, Formazione e Lavoro, Melania Rizzoli – rimaniamo convinti che i navigator dovrebbero essere assunti con bandi regionali: quel che riguarda le politiche del lavoro in Lombardia dovrebbe essere sotto l’égida della Regione, perché solo così si può mantenere efficiente un sistema che ha già dato molte prove della sua efficacia». Il Governo intende farli assumere da Anpal servizi (Agenzia nazionale politiche attive) con un contratto di due anni per poi integrarli nel centri per l’impiego (Cpi) gestiti dalle Regioni. Ma le amministrazioni regionali temono che una volta inseriti nei Cpi possano ricorrere al tribunale per chiedere l’assunzione a tempo indeterminato.

Senza un’intesa ieri ancora lontana nella Conferenza Stato-Regioni la procedura è bloccata. «Un tema ancora più sostanziale è far sì che questa misura si traduca in un vero avvio a lavoro per i cittadini, come lo è la nostra Dote unica lavoro – prosegue l’assessore regionale Rizzoli –. La nostra filosofia è programmare e prevenire, perché una formula di aiuto non si trasformi in un disagio, ma preservi la nostra rete di centri per l’impiego e operatori privati accreditati e incentivi l’occupazione, evitando disastrose derive assistenziali. Abbiamo in corso uno studio su come integrare il reddito di cittadinanza con le politiche del lavoro: devono essere complementari». La Regione si è mobilitata anche per limitare i disagi ai cittadini con i requisiti per presentare la domanda. «Stiamo lavorando con Caf, Patronati, Inps ed enti accreditati per costruire una rete di servizi che eviti al percettore di reddito di cittadinanza di fare troppe file a troppi sportelli ed offra occasioni concrete che portino alla stipula di contratti di lavoro».