Castello dell'Acqua (Sondrio), 12 maggio 2018 - «Il suono dei campanacci fa parte della nostra storia e trovo alquanto esagerato una segnalazione di questo tipo ai carabinieri» così Rosanna Fiorina, già presidente di Impresa verde Coldiretti, rifacendosi alla singolare vicenda che coinvolge l’allevatore di Castello dell’Acqua, Davide Gregorini, 27 anni, che nella giornata di giovedì scorso si è trovato suo malgrado i carabinieri alla porta per via dei campanacci delle sue mucche che, a detta di alcuni, disturbano e vanno rimossi. «È cosa comune in aree rurali - continua Fiorina - o quando durante il periodo estivo le mucche vivono all’esterno. Ritengo pertanto assurdo che possa infastidire il suono delle campane al collo degli animali. Magico, invece, ripensare alla transumanza».

Del parere di Fiorina molti altri nella giornata di ieri (sia sui social che in alcuni locali pubblici) hanno commentato a favore di Gregorini, in quanto il fatto ha fatto presto il giro fra gli allevatori della valle. «Ma dove stiamo andando a finire! Vadano a vivere in città se le mucche danno fastidio» scrive su Facebook Alessandro P. E ancora: «Che assurdità. Sarebbe come voler azzittire i grilli, le cicale, gli uccelli, il rumore dei ruscelli e le campane delle chiese. Questa è la Valtellina e non si deve snaturare» aggiunge Andrea D.C. Oltre 200 commenti e una marea di condivisioni sul Web, dunque, a sostegno di Davide Gregorini che in seguito ad una segnalazione si è visto arrivare le forze dell’ordine a casa per far togliere i campanacci alle sue 15 mucche al pascolo, per due soli giorni in un prato del paese poco distante dalla sua abitazione causa disturbo della quiete pubblica. Il problema di fatto risiederebbe nei «rumori» provocati dal movimento dei grandi campanacci di metallo.

Al momento si tratta soltanto di una segnalazione, ma il giovane deve subito provvedere alla rimozione dei bronzi, altrimenti scatterà anche la denuncia (in alternativa tappare le campane con carta). Gregorini, però, non ha nessuna intenzione di fare nulla di tutto questo, anzi ha lanciato il suo accorato appello mezzo stampa pronto, qualora servisse, ad approdare anche in tribunale. «Sono le nostre tradizioni! Il nostro folklore - afferma il giovane allevatore - I campanacci sono storia». Già, una storia antica che i valtellinesi difendono a spada tratta. Una questione di famiglia e pertanto da tutelare a tutti i costi. «Ma fatemi il piacere! Si cerca in ogni modo di salvaguardare l’agricoltura e poi danno fastidio i campanacci? Però il formaggio lo mangiano anche questi che hanno segnalato», scrive Simona B. Sul Web gira anche una simpatica mucca parlente a difesa del giovane allevatore. E c’è chi chiede che il suono delle campane diventi patrimonio Unesco.