Saronno (Varese), 10 luglio 2018 - Rapporti coniugali estremi, amori furtivi fra suocera e genero, amori a pagamento, relazioni clandestine. Nella nuova udienza del processo “Angeli e demoni”, in Assise a Busto Arsizio, tiene la scena Filomena “Nene” Pistidda, quasi settantenne, di Moltrasio, cugina e confidente di Laura Taroni. La Taroni è stata condannata a trent’anni per gli omicidi del marito Massimo Guerra e della madre Maria Rita Clerici e assolta per la morte del suocero Luciano. Accuse che condivideva con Leonardo Cazzaniga, al tempo aiuto primario del pronto soccorso di Saronno e suo amante. Filomena Pistidda era stata iscritta nel registro degli indagati per false dichiarazioni al pm, posizione poi archiviata. Parla delle pratiche fra Laura e il marito Massimo.

È impietosa nel tratteggiare la figura della Clerici, nei cui confronti non nasconde una profonda avversione. Dichiarazioni pesanti, tutte fondate sulle confidenze ricevute dalla Taroni. Con intercettazioni telefoniche e ambientali fatte sentire in aula ed energici richiami della presidente Renata Peragallo di fronte ai ripetuti “non ricordo”. «Non sapevo che i rapporti fra Laura e il marito fossero brutti. L’ho saputo sette, otto mesi dopo la morte di Massimo. Laura mi ha parlato di pratiche con piume e candele. Le candele le abbiamo trovate in una scatola». La Taroni era «praticamente obbligata» a sottostare. Uno dei suoi metodi di autodifesa era quello di trattenere i due bambini a letto. Il pm Maria Cristina Ria ottiene la conferma di alcune dichiarazioni rese in istruttoria sulla frequentazione da parte di Massimo Guerra di prostitute nella zona di Lomazzo e in Svizzera. Il nome di Maria Rita Clerici, madre della Taroni e suocera di Massimo Guerra, dà la stura (per quanto faticosa) a una serie di accuse. «Io e Laura abbiamo trovato una chiavetta. Mi ha detto che c’era suo marito sul divano con la suocera. Avrebbe voluto mostrarmi la chiavetta, ma io non ho voluto vedere nulla».

Quella chiavetta Usb non è riaffiorata nelle indagini. «I rapporti fra Laura e sua madre non erano buoni. Maria Rita non andava d’accordo neanche con la nostra famiglia. Ci considerava delle streghe, aveva portato Laura e i figli a Napoli per fare togliere il malocchio». Replica l’avvocato Luisa Scarrone, parte civile per la famiglia Guerra: «Laura Taroni era una donna forte, circondata da tantissime persone di riferimento. Non era abbandonata. Crediamo che il suo intento fosse quello di precostituirsi un alibi in previsione di quanto si accingeva a fare. Massimo Guerra non è più qui a dire la sua versione». Leonardo Cazzaniga viene evocato a sprazzi. Nel controesame del difensore Andrea Pezzangora, Gabriella Guerra ribadisce di averlo visto accanto alla Clerici con in mano la sacca di una flebo. Filomena Pistidda ne conferma la presenza, ma non lo ha visto né entrare né uscire.