Saronno (Varese), 7 luglio 2018 - «Maria Rita Clerici era a letto. Non era cosciente, aveva gli occhi chiusi. Laura e il dottor Cazzaniga erano nella camera, si trovavano tutti e due sul lato sinistro del letto. Ricordo il dottor Cazzaniga che reggeva da solo, con la destra, la sacca di una flebo, dentro c’era un liquido trasparente. Mi sono sentita rincuorata perché ho pensato che la stessero curando». È la flebo che secondo la procura di Busto Arsizio avrebbe messo fine alla vita di Maria Rita Clerici. Al processo per l’inchiesta “Angeli e demoni” depone Gabriella Guerra, cognata di Laura Taroni. Accanto a lei l’avvocato Luisa Scarrone. Si entra negli omicidi famigliari: Massimo e Luciano Guerra, rispettivamente fratello e padre di Gabriella, Maria Rita Clerici, madre della Taroni. La Taroni divideva con l’amante del tempo Leonardo Cazzaniga, ex vice primario del pronto soccorso di Saronno, l’accusa dei tre omicidi. È stata condannata a trent’anni di reclusione per quelli del marito e della madre, assolta per la morte del suocero.

Leonardo Cazzaniga viene processato in Corte d’Assise a Busto. Maria Rita Clerici muore a 61 anni, in casa della figlia, a Lomazzo, il 4 gennaio 2014. La Taroni ha parlato a Gabriella di una febbre. «Ho chiesto a Laura se non fosse il caso di portarla in ospedale. Laura mi ha risposto: “Credimi, Gabri, la curiamo meglio qui che non in ospedale, fra tanti”». Gabriella Guerra racconta la tragica parabola del fratello. Massimo Guerra inizia ad accusare i primi disturbi nel 2011. Muore nella sua abitazione di Lomazzo, sul divano, il 30 giugno 2o13. «Laura – ricorda la teste – mi disse che gli era scoppiato il cuore». Dopo la morte di Massimo, la presenza di Cazzaniga si fa più assidua, osteggiata dal maggiore dei due bambini di Laura. Gabriella inizia a pensare a una relazione fra la cognata e il medico. È lo stesso Cazzaniga a rivelargliela. È il 19 ottobre 2013. Tre anni dopo, in uno sgabuzzino dell’azienda agricola di famiglia, Gabriella fa qualche scoperta. Due mini registratori che il fratello aveva collocato in casa e sull’auto della moglie. In un sacchetto di plastica ci sono un’agendina e tanti fogli ripiegati, scritti da Laura. Si parla della storia e degli incontri della donna con un medico dell’ospedale Valduce di Como quando doveva sposarsi. L’altra scoperta è una foto di Cazzaniga nella camera di un hotel di Trieste.