Incidente in monopattino (Archivio)
Incidente in monopattino (Archivio)

L'ultima tragedia è di ieri, con la morte di un ragazzino di 13 anni a Sesto San Giovanni, nell'hinterland milanese. Con quesa sono cinque dall'inizio dell'anno le persone decedute in seguito a incidenti con il monopattino. Abbastanza per accendere i riflettori sul tema sicurezza, anche perché sono numerosi gli altri episodi in cui non si sono registrati vittime solo per una casualità. E da più parti arriva l'appello ad adottare misure di prevenzione più severe, con un giro di vite a base di licenze e dispositivi di protezione.

I precedenti

La lista dei lutti è aperta da un incidente avvenuto il 9 febbraio nel popolare quartiere di Marassi a Genova. Un'impiegata di 34 anni, sposata con figli, va a sbattere contro un mezzo pesante. Indossa il casco, ma l'urto è tanto violento da non lasciarle scampo. 

Il 23 giugno un'altra croce: all'Infernetto, un quartiere di Ostia, nel Lazio, un 52 scivola a terra mentre percorre, a bordo del suo monopattino elettrico, via di Castel Porziano. L'uomo, nella caduta, colpisce violentemente l'asfalto, provocandosi un grave trauma cranico che gli è fatale.

Negli ultimi giorni una tragica accelerazione. Il 9 agosto, verso le 2 di notte, in via Don Minzoni, una strada del centro a Firenze si verifica un nuovo gravissimo incidente. Secondo la ricostruzione effettuata dalle forze dell'ordine a scontrarsi sono un monopattino e uno scooter. Sull'asfalto, esamine, resta un ventisettenne dello Sri Lanka. Era lui alla guida del monopattino. L'urto lo sbalza dal mezzo. Il volo si conclude sul marcipiede: fatale, ancora una volta, il colpo alla testa. Nello schianto rimangono ferite altre due persone.

L'ultimo dramma, prima di quello del ragazzino sestese, si registra a Roma il 19 agosto. In ospedale muore un ventisettenne filippino. Tre settimane prima Alexander, questo il suo nome, era caduto mentre percorreva la pista ciclabile di via Gregorio, battendo la testa e andando in coma. La dinamica è ancora al vaglio. Non ci sono, al momento, testimoni e i parenti del ragazzo hanno rivolto un appello a farsi avanti, qualora qualcuno abbia assistito all'incidente.

Ieri, lunedì 30 agosto, l'ultimo dramma, con la morte di Fabio Mosca, che porta il bilancio totale a 5 vittime, già molto peggio del 2020 quando, secondo i dati presentati da Aci, c'era stato solo un morto a causa di incidenti in monopattino elettrico, a fronte di 564 incidenti.

Le richieste per la sicurezza

Da Confarca,  confederazione italiana che rappresenta oltre 2.500 scuole guida sul territorio nazionale, arriva la proposta di regolamentare la micromobilità con i monopattini elettrici, attraverso l'introduzione di un  attestato per l’abilitazione alla guida dei monopattini elettrici e dell’obbligo del casco.

"Il nostro è un sollecito affinché non succedano più tragedie simili (a quella di Sesto, ndr) – spiega Christian Filippi, segretario nazionale della sezione autoscuole della Confarca – Bisogna regolamentare la micromobilità con regole precise, anche per i monopattini elettrici". La  confederazione delle scuole guida chiede che venga introdotto un attestato per l’abilitazione alla guida dei monopattini elettrici, una sorta di patentino che sarà conseguito anche dai minorenni dopo 4 ore di formazione. Non solo. Secondo Confarca bisogna obbligare i "conducenti" di monopattino anche a indossare il casco.

"Non è il primo sinistro che si verifica, e temiamo che non sarà nemmeno l’ultimo – ragiona a voce alta Filippi - Nella relazione che abbiamo presentato lo scorso 13 luglio (alla commissione Trasporti della Camera, ndr) già c’erano casi di incidenti mortali, anche all’estero, avvenuti alla guida di monopattini elettrici che, ribadiamo, sono facilmente manomettibili".

Secondo il segretario nazionale della sezione autoscuole della Confarca, è fin troppo facile "truccare" un monopattino: “Spesso, viene manomessa la centralina elettronica e il monopattino va più veloce – spiega Filippi - Non ci vuole certo un ingegnere elettronico per manometterli. È un gioco da ragazzini, ed i nativi digitali sanno modificare il software”.