Coronavirus
Coronavirus

Milano, 3 aprile 2020 - Una tragica distinzione di sesso. Per ciascuna donna lombarda morta di polmonite da coronavirus ci sono 2,4 uomini deceduti per la stessa malattia. Perché accada non è ancora possibile saperlo con certezza: serviranno studi lunghi e complessi che potranno essere fatti soltanto alla fine dell’emergenza. Qualcuno ha parlato di una protezione genetica o ormonale dalle minacce del bacillo killer, ma restano solamente ipotesi.

È invece un fatto che gli uomini si ammalino e cadano vittima del contagio ben più delle coetanee. Avviene in tutte le province del territorio, anche nelle fasce d’età più avanzate, dove le anziane sono spesso maggioranza perché in media più longeve. Eppure su un totale di 7.426 vittime registrate in tutta la regione fino al 1° aprile, i maschi sono 5.248, contro 2.178 femmine. È vero che le vittime del virus, anche per le stime dell’Istat, sono probabilmente quattro volte di più del dato ufficiale. Ma la statistica in questo caso restituisce una diversa fotografia, quella di una maggiore debolezza della popolazione di sesso maschile. A confermare il trend, territori devastati dalla malattia, con un numero di contagi enorme, come la Bergamasca, dove sono deceduti 1.537 uomini e 605 donne, ma anche zone dove il virus ha riscosso un tributo di sangue assai meno pesante, come Sondrio. Qui stando ai dati ufficiali, sono scomparsi 61 uomini contro 19 donne. Un rapporto di uno a tre. Con oscillazioni, la situazione si ripete simile in aree come Cremona (417 contro 188) e Brescia (1.050 contro 471), ma anche Milano (866 contro 352).

Quella della maggiore esposizione del sesso maschile al virus sembra una costante dall’inizio dell’epidemia. Ciò che appare invece cambiata è l’età di chi si ammala e non ce la fa. Gli anziani, specie se affetti da altre patologie, restano i più a rischio. Ma con l’espandersi del contagio, anche persone più giovani hanno perso la vita durante i ricoveri in ospedale, spesso anche senza essere minati da altre debolezze fisiche. Il risultato è il calo di anche dieci anni nell’età media dei morti, che oggi a Bergamo e provincia si attesta a 76,7 anni, per raggiungere il minimo a Sondrio, con 74,9 anni, e salire sopra la soglia degli 80 soltanto a Mantova, fra le zone meno devastate dal Covid.