Michele Bravi
Michele Bravi

Milano, 23 gennaio 2020 -  Il cantante Michele Bravi ha chiesto, tramite il suo avvocato Manuel Gabrielli, il patteggiamento ad un anno e sei mesi, nel procedimento che lo vede coinvolto per omicidio stradale a Milano. Il 25enne era alla guida dell'auto che, nel novembre 2018, era stata coinvolta nell'incidente che aveva causato la morte di una 58enne in sella a una moto.  Nell'udienza che si è tenuta stamattina nell'aula del gup Aurelio Barazzetta, la difesa ha chiesto di patteggiare con il consenso del pm Alessandra Cerreti. 

Bravi, vincitore di 'XFactor' nel 2013, non era tuttavia presente stamattina, mentre c'erano i due fratelli della vittima, che non si sono costituiti parte civile avendo accettato il risarcimento. In aula anche l'Associazione familiari e vittime della strada che invece ha inoltrato la richiesta di costituzione stanotte. Richiesta che il gup ha deciso di valutare e pertanto ha rinviato il suo pronunciamento all'11 marzo alle 10.

Intanto, Manuel Gabrielli, legale del cantante ha raccontato lo stato d'animo del suo assistito: "Sta vivendo male, anche Michele è una vittima di questo procedimento penale perché è un reato che può capitare a chiunque potete comprendere suo stato d'animo: è distrutto. Si è sempre comportato in modo corretto anche con le persone offese che non si sono costituite parti civile e sono state risarcire dall'assicurazione. Michele gli ha scritto una lettera due, tre mesi dopo il fatto per dirgli del suo dolore, per mostrargli la sua vicinanza e il vuoto che porta con sé". E ha aggiunto:  "La richiesta di patteggiare è una scelta personale, io avevo rappresentato la possibilità di un abbreviato condizionato ma Michele vuole poter chiudere questa vicenda". "Se arriviamo a una pena sospesa di un anno e sei mesi, in accordo con la procura, è perché vengono valutate una serie di dinamiche concrete", ha concluso il difensore che ha sottolineato come nella perizia cinematica per ricostruire la dinamica dell'incidente "non è emersa nessuna manovra vietata". 

Una sofferenza che il 25enne ha raccontato qualche giorno fa, in un’intervista esclusiva rilasciata alla trasmissione Verissimo di Canale 5 condotta da Silvia Toffanin. "Non riuscivo più a sentire gli altri, non vivevo nella realtà", ha detto il cantante. Del processo, nulla: "Non amo parlare perché ogni mia parola può creare un riverbero di dolore" mentre il cantante ha raccontato che per superare il trauma ha scelto di seguire una terapia specifica (l’Emdr). "Non si può uscire da soli, bisogna farsi aiutare. In questo periodo un angelo, del quale non faccio il nome perché gli angeli non hanno un nome, mi ha tenuto la mano accompagnandomi", ha aggiunto Michele che ha poi raccontato di un viaggio verso l’Umbria, a Città di Castello dove vive la famiglia. "La persona che era con me aveva capito quel momento difficilissimo e mi ha passato le cuffiette. Ho ascoltato per 5 ore di seguito, tutta la durata del viaggio, la stessa canzone (‘Always remember us this ways’), forse in quel momento mi sono reso conto che la musica era la risposta migliore, per interrompere il rumore del mondo".

L'incidente risale al 22 novembre 2018. Quella sera Bravi era alla guida di un'auto di una società di car sharing e, secondo quanto ricostruirono le indagini, aveva effettuato un'inversione per immettersi nel senso di marcia opposto. In quel momento stava arrivando una donna, in sella ad una Kawasaki, che non aveva fatto in tempo a frenare, schiantandosi contro la portiera dell'auto. Un'ora dopo la donna era morta, a nulla erano serviti i soccorsi che pure il cantante aveva prontamente chiamato. Nel corso delle indagini il pm aveva anche affidato ad un perito una consulenza cinematica per ricostruire la dinamica dell'incidente e dalla relazione era emerso che il cantante aveva effettuato quella manovra senza sincerarsi se arrivasse qualcuno, insomma avrebbe dovuto guardare nella direzione da cui proveniva la moto, prima di girare l'auto, dissero i periti.

Il difensore aveva chiarito subito che Bravi «non stava effettuando inversione ad U, bensì una svolta a sinistra per accedere ad un passo carraio e che andava valutata anche la velocità della moto». Perizie e tecniche difensive a parte, che sono tecnicismi buoni per le aule giudiziarie, Bravi aveva espresso subito e pubblicamente un «dolore profondo».  «Quanto accaduto ha certamente e intimamente sconvolto la vita di numerose persone: la mia e quella dei cari della defunta», aveva scritto a nome suo, il suo team in una nota.Tutti i concerti erano stati annullati, con una preghiera: «rispettate il mio dolore e il mio silenzio».

Ora spetterà al gup, al termine dell'udienza preliminare, decidere se mandare a processo il cantante, come chiesto dalla procura, i legali di Bravi potrebbero anche giocare la carta del patteggiamento. La vicenda dolorosa di questo giovane talento, così amato e popolare, ricorda quella di altri personaggi che hanno vissuto un dramma simile con gli inevitabili, devastanti sensi di colpa. Marco Paolini, attore teatrale, autore di struggenti monologhi, ha patteggiato un anno lo scorso 14 maggio. Nel luglio del 2018 al volante della sua auto causò un incidente in cui morì una 53enne. «È stata colpa mia», disse, per poi chiudersi in un silenzio lungo mesi che lo portò ad annullare tutti gli spettacoli programmati come segno di rispetto per i familiari della donna. Il comico Salvatore Ficarra, nel 2005, a Palermo, investì uccidendola una ragazza di 18 anni che girava a bordo di uno scooter. L'attore partecipò ai funerali della ragazza scioccato: «Non dimenticherò mai».