Il cartello
Il cartello

Lecco, 6 dicembre 2015 - Il messaggio è chiaro, chiarissimo: «Questa azienda non assumerà personale di nazionalità indiana finché i nostri soldati non verranno liberati». Ma giusto per non correre il rischio di essere fraintesi sopra campeggia una foto in divisa dei fucilieri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sormontata dal tricolore e con l’invitato a liberare «i nostri militari». Di spazio per i fraintendimenti non ce ne sono più: quel cartello affisso in un’agenzia di collocamento di via Papa Giovanni XXIII, quartiere Castello, manda un messaggio inequivocabile, tanto diretto quanto intricato appare il caso dei due marò italiani trattenuti in India con l’accusa di aver ucciso due pescatori.

Uno dei più intricati casi di politica internazionale torna dunque a far parlare di sè in città e questa volta per mano di una società privata che ha voluto (leggittimanente) far sapere da che parte st. A Lecco, già nel 2014, l’allora governatore della provincia Daniele Nava aveva scatenato la sua personale battaglia opponendosi alla la richiesta di una casa di produzione cinematografica indiana di Bollywood di ambientare a Villa Monastero di Varenna alcune scene di un nuovo film. Nava, che agli inizi della carriera politica aveva prima militato nel Fronte della gioventù e poi in An, aveva motivato il suo rifiuto proprio ricordando il caso dei marò dicendosi convinto che un uomo delle istituzioni non potesse avallare una richiesta del genere.

Ora è un’azienda a schierarsi prendendo posizione a fronte di un orgoglio patrio ferito. Forse tra un po’ dovremo aspettarci anche cartelli che invitano gli islamici a non varcare la soglia di questo o quel negozio in nome di un’identità ferita nella notte di Parigi? Forse. E magari alla mente ci torneranno quelle foto ormai ingiallite di quanto, negli Stati americani del Sud, i neri non potevano frequentare le scuole dei bianchi.

di A.MOR.