Un'immagine distribuita dai Ros che riguarda la vicenda di Valbona Berisha
Un'immagine distribuita dai Ros che riguarda la vicenda di Valbona Berisha

Milano, 7 dicembre 2016 - Ci sono due personaggi chiave nella radicalizzazione di Valbona Berisha, la casalinga albanese di 34 anni, partita nel dicembre del 2014 da Barzago, nel Lecchese, per arruolarsi nello Stato Islamico. Sono Shefqet Krasniqi, islamista estremista sunnita, Imam della grande moschea di Pristina, arrestato insieme ad altri estremisti kosovari perché sospettato di «attività di reclutamento e favoreggiamento di attività terroristica». E con lui il predicatore macedone Omer Bajrami, Imam della moschea di Skopje in Macedonia, anche quest’ultimo accusato di aver «favorito il proselitismo e l’arruolamento in organizzazioni terroristiche vicine all’Isis». Nel notebook Asus in uso a Valbona «una notevole quantità di immagini riferibili al suo percorso di radicalizzazione», scrivono gli investigatori nell’ordinanza che ha disposto l’arresto della donna. In particolare erano presenti «navigazioni internet sul canale youtube inerenti la visualizzazione di filmati dei due Imam islamici estremisti».

La donna sarebbe entrata in chat con i due predicatori, avrebbe avuto contatti con terroristi legati ad Al Baghdadi, per poi innamorarsi e risposarsi con uno degli indottrinatori. Per stare con lui nel dicembre del 2014 ha raggiunto la località Al-Bab, quaranta chilometri a nord di Aleppo, sempre all’interno del Califfato, una delle zone militari più calde, bombardata in occasione di diversi raid e teatro di offensive e controffensive militari. La donna aveva con sé il figlio Alvin, 6 anni, non si sa se mamma e figlio siano attualmente vivi. Il percorso di radicalizzazione di Valbona, si legge sempre nelle carte dell’inchiesta, ha un movente ben preciso: «La conversione alla nuova vita di combattente ha all’origine una dichiarata insofferenza per il rapporto coniugale, per il marito».

Lo racconta la cugina della donna Irma Berisha agli investigatori: «Una sera ci siamo trovati a casa di mia mamma - dice - dopo cena ricordo che Valbona dal nulla ha affermato che in quel periodo sarebbe partita per la Siria, voleva allontanarsi dal marito Afrimm perché lui la picchiava, voleva cambiare vita e andare ad aiutare i bisognosi all’ospedale di Aleppo. Preciso - fa mettere ancora a verbale la cugina - che Valbona da un po’ di tempo faceva discorsi per me senza senso sul Califfato, sui predicatori e su un nuovo uomo». Le uniche notizie certe che Afrimm ha sul figlio portato in Siria e messo a disposizione della Jihad sono quelle che gli ha raccontato una donna italiana, tornata dalla Siria. L’incontro tra la donna e Afrimm è avvenuto alla stazione di Como: «Tua moglie tuo figlio sono a Unamet, il bambino chiede sempre di te». Ma da allora sono passati mesi di silenzio.

anna.giorgi@ilgiorno.net