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13 mag 2021
13 mag 2021

Coronavirus, lo studio: Long Covid se sistema immunitario invecchia prima

Tre mesi dopo le dimissioni, un numero significativo ha mostrato segni di immunosenescenza prematura: un declino, solitamente correlato all'età, della capacità di attivare una risposta immunitaria

13 mag 2021
TAMPONI COVID 
OPERATORI SANITARI CON TUTE ANTICOVID

FOTO DI REPERTORIO

CIVITANOVA MARCHE
Emergenza Covid
TAMPONI COVID 
OPERATORI SANITARI CON TUTE ANTICOVID

FOTO DI REPERTORIO

CIVITANOVA MARCHE
Emergenza Covid

I casi di Long Covid potrebbero dipendere dall'invecchiamento precoce del sistema immunitario. Almeno questo è quanto emerso da tre studi, i cui risultati preliminari sono stati riferiti in occasione di una conferenza virtuale tenuta dal Coronavirus Immunology Consortium del Regno Unito e dalla British Society for Immunology. All'argomento la rivista New Scientist ha dedicato un ampio servizio. In uno studio, Niharika Duggal dell'Università di Birmingham, nel Regno Unito, e i suoi colleghi hanno studiato il sistema immunitario di 46 persone che erano state ricoverate in ospedale con una grave forma di Covid-19. Tre mesi dopo le dimissioni, un numero significativo ha mostrato segni di immunosenescenza prematura: un declino, solitamente correlato all'età, della capacità di attivare una risposta immunitaria.

"Abbiamo visto una serie di diverse caratteristiche dell'invecchiamento immunitario accelerato", afferma Duggal. Tra i segnali c'era una perdita di cellule B e T naive, che sono cellule immunitarie immature che non sono state esposte ancora all'antigene di un patogeno. Duggal dice di aver visto anche un altro segno di invecchiamento immunitario: l'accumulo di cellule B e T della memoria, che rimangono in circolazione dopo un'infezione, pronte a rispondere alla reinfezione. Inoltre, c'era anche un eccesso di cellule T senescenti, che possono secernere sostanze chimiche dannose, innescando l'infiammazione che può essere alla base di molte malattie legate all'età. I pazienti coinvolti nello studio avevano un'eta' compresa tra i 30 e i 68 anni. Il loro sistema immunitario e' stato confrontato con un gruppo simile che non aveva avuto Covid-19. L'immunosenescenza di solito inizia intorno ai 60 anni, ma secondo i ricercatori i sopravvissuti sotto i 60 anni ne hanno mostrato i segni. Questi risultati sono compatibili con quello che già sappiamo sull'invecchiamento immunitario precoce. Studi precedenti hanno dimostrato che lesioni traumatiche e malattie croniche possono invecchiare prematuramente il sistema immunitario. Ma questo e' il primo studio che suggerisce che anche un'infezione virale può farlo. Tuttavia, non è possibile escludere che i sopravvissuti si siano ammalati gravemente perché avevano già un sistema immunitario prematuramente invecchiato. L'età immunitaria varia ampiamente da individuo a individuo: qualcuno che ha 40 anni può avere un'età immunitaria compresa tra 20 e 60 anni. 

"E' causa o effetto?", si chiede Janet Lord dell'Università di Birmingham, che ha guidato lo studio. "Probabilmente un po' di entrambe le cose, poiché un'analisi delle persone nella Biobanca del Regno Unito che hanno sviluppato Covid ha dimostrato che avevano biologicamente dai 10 ai 14 anni in piu'", aggiunge. In uno studio separato, Verena Kaestele dell'Università di Manchester, nel Regno Unito, ha esaminato i neutrofili in circa 50 persone che hanno avuto una forma grave di Covid-19. I neutrofili sono cellule immunitarie generiche che pattugliano il corpo, distruggendo i batteri invasori. Promuovono anche l'infiammazione e sono attivati dai virus, incluso SARS-CoV-2 . I neutrofili di solito costituiscono fino a due terzi di tutti i globuli bianchi. Durante un'infezione, il loro numero aumenta rapidamente e torna al valore basale dopo che l'infezione si è risolta. In alcune persone con Covid-19 grave i livelli di neutrofili sono risultati elevati, raggiungendo il 90 per cento di tutti i globuli bianchi.

"Non può essere salutare", afferma Tracy Hussell dell'Università di Manchester, che ha supervisionato lo studio. Secondo i ricercatori, il livello di neutrofili è cosi' alto in queste persone che il midollo osseo non riesce a tenere il passo e finisce per produrre neutrofili immaturi, che non sono completamente funzionali e possono contribuire alla gravità della malattia. Circa la metà delle persone nello studio è sopravvissuta. Di questi, Kaestele ha scoperto che circa un terzo aveva neutrofili elevati e disfunzionali fino a 9 mesi dopo la dimissione dall'ospedale. E' possibile che questo squilibrio dei neutrofili contribuisca a Long Covid. Ad esempio, ci sono alcune prove che i neutrofili promuovono un'eccessiva coagulazione del sangue, un sintomo appunto di 
Long Covid. Un terzo studio ha rilevato cambiamenti persistenti nell'espressione genica nel sistema immunitario di alcune persone con Covid-19. La causa e l'effetto di questi cambiamenti non sono ancora noti, afferma Aimee Hanson dell'Universita' di Cambridge, che ha presentato la ricerca. Ma possono anche essere legati a Long Covid. "Abbiamo visto una serie di diverse caratteristiche dell'invecchiamento immunitario accelerato", dice. Tutti e tre gli studi sono in una fase iniziale e sono necessari piu' dati per spiegare completamente il legame con Long Covid. La buona notizia è che gli interventi, come l'esercizio fisico e la dieta, hanno dimostrato di invertire l'immunosenescenza, quindi se Covid-19 grave causa un invecchiamento precoce, le conseguenze sulla salute non sono necessariamente irreversibili. 

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