Lombardia arancione, arancione rafforzato o rossa? I numeri dei nuovi contagiati crescono, complice soprattutto l'ampia e veloce diffusione delle varianti, in particolare quella inglese. Sono 1325 i nuovi positivi al Coronavirus registrati a Brescia, la provincia ora in 'arancione spinto' dove continuano ad aumentare i casi. Si tratta di quasi il 30% dei 4590 contagi da Coronavirus registrati nell'intera regione, dove al momento ci sono 506 persone ricoverate in intensiva. Anche Milano è oltre i mille casi, 1026 (di cui 431 in città). Poi ci sono Monza e Brianza con 356 contagi e Varese con 296. Sono 64.285 le persone in isolamento domiciliare in tutta la regione. Per questo Guido Bertolaso, consulente del presidente di Regione Lombardia per il Piano Vaccinale, teme che "tutta Italia, tranne la Sardegna, si stia avvicinando a passi lunghi verso la zona rossa. La Lombardia, per quello che ha passato nei mesi scorsi, è più vulnerabile rispetto ad altre regioni, ma non sono preoccupato per questa regione più che per altre". Meno allarmista, o almeno prova ad esserlo, il governatore Attilio Fontana: "Dobbiamo aspettare che arrivino i dati del Cts (Comitato tecnico scientifico), e poi si potranno fare le valutazioni. Ora monitoriamo la situazione e se ci sono situazioni di particolare gravita' interveniamo. Se entreremo o non entreremo in zona rossa lo diranno i dati".

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Vaccinazione di massa, la nuova strategia lombarda

Il diffondersi delle varianti impone un cambio di strategia per quanto riguarda le vaccinazioni. Nuova parola d'ordine è non solo mitigazione ma anche contenimento, ovvero vaccinazione di massa del maggior numero di persone. Con delle priorità perché "la coperta è ancora troppo corta", ha ammesso Guido Bertolaso. "Se avessimo a disposizione tutti i vaccini, vaccineremmo tutti gli abitanti della zone più a rischio. Invece dobbiamo fare delle scelte mirate rispetto al numero di dosi di vaccinbo a disposizione", ha spiegato il coordinatore della campagna vaccinazioni anti Covid in Lombardia  "Ma questo non vuole avere un alibi. È fuori discussione che bisogna vaccinare. Si può fare molto di più rispetto a quello che già stiamo facendo rispetto a questa situazione. Bisogna andare a Bruxelles a battere i pugni". Tra domani e venerdì mattina si partirà in 14 Comuni di Bergamo e 8 di Brescia coinvolgendo anche coloro che hanno tra i 60 e 79 anni dove sono già stati installati quattro centri vaccinali: due a Brescia e due a Bergamo. Viggiù ci sarà un secondo modello di intervento. "A Viggiù c'è anche il problema della vicinanza con la Svizzera, per cui vaccineremo tutti quanti lavorano oltreconfine". Bertolaso ha ribadito che il contributo degli specializzandi sarà decisivo. Se non vorranno volontariamente offrirsi per aiutare nella somministrazione del vaccino anti-covid, il consulente intende ricorrere anche alla precettazione. Perchè secondo lui aderire è un "obbligo" e "se non lo si vuole rispettare volontariamente, lo si rispetta con le leggi proprie dello Stato". 

Vaccini, la Lombardia mobilita gli specializzandi

"La campagna di vaccinazione massiva si aggiunge come punti vaccinali a quelli già indicati nella delibera precedente della Giunta, tra i 60 hub e circa 600 spoke. Questa campagna ha l'obiettivo di vaccinare il maggior numero di persone possibile nel minor tempo possibile, in coerenza con le linee guida del ministero. L'obiettivo è vaccinare un target di 6,6 milioni di persone entro il mese di giugno", ha spiegato l'assessore al Welfare e vicepresidente di Regione Lombardia, Letizia Moratti, intervenendo in Commissione Sanità. "Tutto questo - ha aggiunto - è correlato alla disponibilità dei vaccini e al personale che potrà essere reclutato e inviato in Lombardia dalla struttura commissariale". Quindi "l'Ats di Milano è la principale con 2,2 mln seguita da Brianza, Insurbia, Brescia, Bergamo, Val Padana, Pavia e Montagna. Per terminare la campagna entro il mese di giugno dobbiamo garantire al picco circa 175mila vaccinazioni e a regime pensiamo che i centri vaccinali massivi possano garantire una capacità pari a circa 140mila somministrazioni al giorno, alle quali si aggiungono altre 30mila somministrazioni al giorno garantite da ospedali e ambulatori e strutture private, medici di medicina generale, farmacie, aziende, Rsa e altre residenze". 

Emilia Romagna, Bonaccini: "Dobbiamo agire adesso"

Non c'è solo la Lombardia a dover affrontare una curva dei contagi in netto rialzao. "Il contagio è partito molto più veloce di prima a causa delle varianti. Se questa crescita, avvenuta in 10-15 giorni, non trova un'accelerazione nella risposta rischiamo di essere travolti. Noi come altre parti d'Italia", ha detto il presidente dell'Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, sottolineando che la variante inglese "pare quasi essere un nuovo virus per diffusione e categorie d'età". E ha aggiunto: "Dobbiamo contrastare e circoscrivere il contagio con misure più restrittive su indicazioni che la sanità regionale ci dà. Senza misure la curva continuerebbe a crescere. Rispetto alle precedetti volte le limitazioni della zona arancione classica non bastano più, per come il virus corre rapidamente. Dobbiamo stringere oggi e farlo subito per augurarci di non farlo più dopo". "Sono decisioni difficili, me ne prendo tutta la responsabilità. Occorre agire adesso per un pericolo che ha rialzato la testa con le varianti".  Poi, il governatore si è detto frustrato perché non "ci sono dosi di vaccini sufficienti". 

Piemonte, Cirio: "Intervenire chirurgicamente"

Preoccupazione anche in Piemonte. "I numeri del pre report arriveranno stasera. I valori sia sulle terapie intensive che ordinarie sono ancora sotto soglia, pur registrando un incremento. Quindi, nonostante non si siano ancora accese le spie dell'allarme, abbiamo una situazione che ci dice che quotidianamente le cose stanno peggiorando. Per questo, come abbiamo iniziato a fare con le zone rosse e faremo ancora nei prossimi giorni, dobbiamo essere pronti a intervenire chirurgicamente laddove necessario", ha detto il presidente della Regione Alberto Cirio. "Siamo di fronte a dati che monitoriamo ormai da settimane - ha osservato -, per cui il sistema sanitario si è predisposto. Oggi però bisogna anche saper assumere le decisioni di contenimento che si rendono necessarie". Quello che preoccupa, ha ribadito il governatore piemontese è la variante inglese: "Ormai metà dei casi in Piemonte - ha ricordato sono da variante inglese, che corre di più, è più veloce e quindi ti chiede di anticipare di più le misure che avresti adottato con un'altra tempistica parlando di Covid 'tradizionale'. Per questo - conclude Cirio - ho chiesto un monitoraggio quotidiano e ogni due giorni facciamo il punto, pronti a intervenire con ordinanze o misure di carattere regionale, come le zone rosse predisposte in questi giorni che sono l'attuazione di questo monitoraggio".