Milano - La Lombardia resta in arancione scuro. Così hanno deciso l’Istituto superiore di sanità (Iss) e il Ministero della Salute nel corso del consueto esame del venerdì. I numeri dei contagi non fanno registrare alcun miglioramento, anzi nelle ultime 24 ore nella sola provincia di Milano si sono contati 1.593 nuovi positivi sui 5.210 riscontrati in tutta la Lombardia e quella di Brescia 1.122, sebbene la sua popolazione sia poco meno della metà di quella dell’area metropolitana milanese. Quindi la provincia di Monza con 470 nuovi casi. I ricoverati in terapia intensiva sono aumentati di 11 unità, 543 in totale. Quelli in reparti Covid sono 69 in più, 4.804 in tutto. Il tasso di positività lombardo è al 9,1%. Per ora, però, nella regione continueranno a valere le restrizioni entrate in vigore solo ieri, quelle previste nell’ultima ordinanza varata dal governatore Attilio Fontana, che ha imposto l’arancione rafforzato a tutta la Lombardia.

Saranno i prossimi giorni a dire se queste misure possano bastare o no. Di certo, come già riportato su queste pagine, l’ordinanza è stata varata giovedì anche nella speranza che l’arancione rafforzato, esteso a tutto il territorio lombardo, potesse essere considerato dall’Iss e dal Ministero misura sufficientemente forte da evitare che il giorno successivo, nel corso della Cabina di regia, ci si risolvesse per la zona rossa. Così è andata. L’arancione scuro sarà in vigore fino al 14 marzo, come da ordinanza regionale. "La Lombardia – commenta Fontana – ha parametri da zona arancione. Considerato l’aumento della trasmissione del virus, determinato dalla variante inglese, l’organismo ministeriale ha però raccomandato alle regioni dove l’incidenza settimanale superi la soglia di 250 casi per 100.000 abitanti, come la nostra, di adottare il massimo livello di mitigazione. Un’iniziativa da me già adottata giovedì con la decisione di rafforzare la zona arancione, inserendo oltre alla chiusura delle scuole anche altre restrizioni come il divieto di far visita a parenti e amici, il divieto di raggiungere le seconde case e la stretta alle situazioni che generano assembramento".

Durante la Conferenza Stato-Regioni, invece, Letizia Moratti, assessore regionale al Welfare, ha chiesto al Governo di assicurare al più presto non solo i ristori ma anche, considerata la chiusura delle scuole, i bonus baby sitting e i congedi parentali: "È essenziale che le famiglie possano contare su un sostegno in questo momento di difficoltà. Del resto, l’aumento dei casi tra gli studenti non ci ha lasciato alternative: non era possibile fare diversamente se non chiudere le scuole. Una scelta evidentemente dolorosa che comprendiamo possa aver creato un disagio a molte famiglie".