Galleria di Milano durante il lockdown
Galleria di Milano durante il lockdown

Milano, 24 novembre 2020 - Un mese a Natale e la Lombardia spera in un bel regalo dal Governo. Anche se in anticipo. Venerdì 27 novembre, la regione potrebbe essere promossa a zona 'arancione' e abbandonare lo stato di lockdown della zona 'rossa'. Questa data segna infatti la scadenza delle due settimane con parametri stabili richieste alle regioni per poter passare a un'area di diverso colore. Da fine novembre quindi anche qui potrebbe essere possibile un allentamento delle norme e dei divieti anti contagio.

Da zona rossa a zona arancione: ecco cosa cambia

Il cambiamento più grande per i lombardi, se la regione dovesse 'diventare arancione', consiste nel venire meno del divieto di spostamento all'interno del proprio comune. Da venerdì, quindi, dovrebbe essere possibile spostarsi liberamente e senza autocertificazione sempre nei confini del comune dove si vive e rispettando il coprifuoco, che per le zone arancioni rimane valido dalle 22 alle 5. E' invece vietato spostarsi al di fuori del proprio comune e della propria regione salvo che per comprovate necessità e motivi di lavoro, studio e salute.  Rimangono invece chiusi al pubblico bar pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie (ad esclusione delle mense e del catering) che possono continuare a effettuare esclusivamente servizi d'asporto (fino alle 22) e a domicilio. Permane, di conseguenza, anche il divieto di consumare cibo e bevande nella adiacenze dei locali. A poter aprire in area arancione sono invece i negozi di tutti i tipi (non più soltanto quelli alimentari), compresi quelli di estetica, e i centri commerciali (che però rimangono chiusi nei giorni festivi e prefestivi). 

Restano sospese le attività di palestre, piscine, centri natatori, centri benessere e centri termali, a eccezione delle attività di riabilitazione e degli allenamenti degli atleti. È possibile allenarsi o svolgere attività fisica all’aperto individualmente. E' consentito frequentare i centri e i circoli sportivi, pubblici e privati, del proprio Comune o, in assenza di tali strutture, in Comuni limitrofi, per svolgere all’aperto l’attività sportiva di base, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza creare assembramenti. Confermata la chiusura dei musei e il divieto di organizzare eventi aperti al pubblico.Sul fronte scolastico, gli studenti di seconda e terza media possono tornare a seguire le lezioni in classe, salvo diversa indicazione dei governatori, mentre gli studenti delle scuole superiori proseguiranno con la didattica a distanza. Nelle università, le uniche attività che possono essere svolte in presenza sono quelle relative al primo anno dei corsi di studio e dei laboratori.

Cosa succede a Natale?

"Sullo spostamento tra regioni a Natale ci stiamo lavorando, ma se continuiamo così a fine mese non avremo più zone rosse", ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ospite a Otto e mezzo su La7. "Spero che venerdì - ha proseguito - l'Rt, l'indice che misura la velocità del contagio, si avvicini all'uno. Significherebbe che siamo riusciti a congelare" il contagio. Tuttavia, ha aggiunto il premier, "il periodo natalizio richiede misure ad hoc. Si rischia altrimenti di ripetere il ferragosto e non ce lo possiamo permettere: consentire tutte le occasioni di socialità tipiche del periodo natalizio non è possibile". Ci saranno "occasioni, per quanto riguarda lo shopping - ha sottolineato il premier -. L'orientamento del governo è ridurre la socialità, ma garantire la tradizione a me molto cara dello scambio di doni, quindi lo shopping. Vogliamo fare correre l'economia". Cautela anche dal virologodell'Università degli Studi di Milano, Fabrizio Pregliasco: "Le precedenti pandemie ci insegnano che i virus hanno un andamento a ondate, almeno fino a un vaccino o all'immunità di gregge, che consente di convivere con il virus. L'intensità di queste ondate però dipende da noi: se si riapre troppo per Natale, c'è il rischio della terza ondata dopo qualche
settimana". "Alcune aperture saranno stabilite anche tenendo conto della situazione economica - ha aggiunto l'esperto  - ma è importante che siano graduali e che restino in piedi alcune misure 'chiave'. Inoltre deve esserci la consapevolezza da parte della popolazione che il virus può rimettersi a correre. Dunque il mio auspicio è che si evitino le situazioni a rischio anche per scelta". 

Il nodo degli impianti da sci

Riguardo al nodo dell'apertura degli impianti sciistici invece, "non possiamo concederci vacanze indiscriminate sulla neve", ha affermato Conte. "Il problema del protocollo è un conto - ha aggiunto -, ma tutto ciò che ruota attorno alle vacanze sulla nave è incontrollabile. E con Merkel e Macron in Europa stiamo lavorando ad un protocollo comune europeo. Non è possibile consentire vacanze sulla neve, non possiamo permettercelo". Un macigno sulla Lombardia"Forse a Roma non hanno ancora capito che gran parte del Paese non vive di stipendio garantito. Mentre a Natale si scierà in Svizzera, in Austria e in Francia secondo il Governo da questa parte delle Alpi dovrà essere tutto chiuso": non usano mezzi termini gli assessori della Regione Lombardia Massimo Sertori (Montagna, Enti locali e Piccoli Comuni) e Davide Caparini (Bilancio e Semplificazione). "Tenere chiusi gli impianti sciistici vuol dire fare fallire l’economia della montagna. È una scelta scriteriata, incomprensibile da parte di un Governo disorientato", rincarano guardando andare in fumo – così sembrerebbe dalle parole del premier – il lavoro sin qui svolto per cercare di aprire in sicurezza gli impianti, culminato proprio ieri con l’approvazione delle linee guida per l’utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni e nei comprensori sciistici da parte degli sciatori “delle Feste”. Intanto, a Livigno, in Valtellina, gli operatori sono piuttosto scettici riguardo una ripartenza. A Ponte di Legno, nel Bresciano, c'è molta amarezza: "Ricadute pesanti, famiglie a rischio.