Milano -  La Caffaro di Brescia e l’ex raffineria Tamoil di Cremona sono solo due dei casi più eclatanti, in una regione costellata da piccole e grandi aree industriali inquinanti, dismesse o ancora attive. Contaminazione delle falde e del suolo, problemi per la salute di chi vive nelle zone, progetti di risanamento che si trascinano per decenni divorando milioni di euro. I procedimenti di bonifica in corso interessano in Lombardia 5.535 ettari di terreno, una superficie equivalente a quella di 5.535 campi da calcio. Sommando i procedimenti già conclusi che dagli anni ’90 hanno riconvertito aree, principalmente a uso residenziale, si arriva a 13.514 ettari di suolo. E sono 854 i siti "ancora in attesa di accertamenti analitici". Uno scenario che emerge dall’ultimo rapporto dell’Ispra e del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente sullo stato delle bonifiche dei siti contaminati in Italia.

La mappa della Lombardia - regione maglia nera anche perché è la più popolosa e industrializzata d’Italia - vede due grandi aree di colore rosso, per la densità siti inquinati con più di 50 procedimenti in corso, corrispondenti alle città di Milano e Brescia. Contano fra gli 11 e i 50 procedimenti città come Bergamo e Varese, Como e Busto Arsizio, i grossi Comuni dell’area metropolitana milanese. "I siti contaminati sono moltissimi – spiega Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia – e sono destinati ad aumentare sempre di più con la progressiva dismissione di attività industriali. I tempi per le bonifiche sono lenti, le procedure macchinose e le operazioni rischiano di diventare infinite". Di Simine cita casi come quelli dell’ex Selca di Berzo Demo, in Val Camonica. La Caffaro di Brescia, "nodo principale da affrontare", ma anche fantasmi che riaffiorano dal passato come l’Icmesa di Seveso al centro, il 10 luglio 1976, di uno dei più gravi disastri ambientali della storia italiana: "I lavori per la Pedemontana rischiano di provocare un movimento di terra contaminata". E sulla ex Tamoil di Cremona, vicenda finita anche in Tribunale, "la conferenza dei servizi è in corso da dieci anni".

Scorrendo il rapporto Ispra, i numeri dipingono la vastità del fenomeno e dei problemi da affrontare. Sono 854 i siti "in attesa di approfondimenti analitici", quindi in una fase ancora preliminare all’eventuale processo di bonifica. La Lombardia è la regione italiana nella quale si riscontra il maggior numero di siti (non solo aree industriali) potenzialmente contaminati: sono 1.012, il 36% del totale (la media nazionale è il 33%). Si trovano nella regione 961 delle 4.689 aree contaminate in Italia: quasi una su cinque. E il Comune di Milano è il primo in Italia per procedimenti in corso. Sono 511, fra cui 243 ancora in fase di notifica. Nella classifica regionale seguono Monza (47), Brescia (44), Pavia (37), Legnano (36), Bergamo (30), Cernusco sul Naviglio e Paderno Dugnano (29), Cologno Monzese e Rozzano (28). Milano conta anche 183 siti contaminati, seguito a distanza dai 17 di Bergamo e dai 13 di Sesto San Giovanni, l’ex “Stalingrado d’Italia“.