Milano - La Pasqua al tempo del Covid? Blindata. Le misure che entreranno in vigore con il nuovo Dpmc a partire dal 6 marzo saranno valide fino al 6 aprile prossimo, giorno di Pasquetta. La sensazione è che si vada verso una soluzione simile a quella adottata a Natale: niente assembramenti familiari, nè tantomeno pranzi e gite fuori porta  e soprattutto sobrietà. E già scattano le proteste dei ristoratori che si prefigurano un altro periodo di magra proprio come a Natale. Intanto dilagano le varianti e i contagi crescono soprattutto tra i giovani, tanto che Giovanni Rezza, Direttore Generale della Prevenzione del Ministero della Salute, definisce la chiusura delle scuole "un'ipotesi dolorosa, ma da considerare". Intanto il governatore De Luca le chiude da lunedì in Campania per vaccinare tutto il personale mentre Lombardia, Piemonte e Marche passano dal giallo all'arancione, Molise e Basilicata al rosso, dopo il nuovo monitoraggio settimanale. 

I ristoranti

I locali dovrebbero essere aperti solo a pranzo e prevedere l'obbligo di coperti limitati e solo tra componenti dello stesso nucleo familiare. A Bologna, entrata in zona "arancione scura" (+14% dei contagi nelle ultime due settimane),  i ristoratori hanno annunciato ricorso al Consiglio di Stato contro all'indomani della sentenza del Tar del Lazio che ha stoppato la richiesta di sospensiva sul Dpcm 14 gennaio. "Ci dicano intanto se si puo' riaprire e poi se i Dpcm sono gli strumenti corretti", dice l'avvocato Massiliano Baccilieri che guida la class-action degli operatori del settore che protestano: "Chiediamo solo di poter lavorare, con tutti i protocolli del caso". 

Il danno economico

Il Codacons ha provato a stimare il danno economico. "Pasqua vale 1,2 miliardi di euro tra cibi, dolciumi e bevande messi in tavola dagli italiani, cui si aggiungono 560 milioni di euro spesi al ristorante tra Pasqua e Pasquetta dalle famiglie che decidono di mangiare fuori casa durante le festività". C'è poi il comparto dei viaggi che, nel periodo delle feste di  Pasqua, «frutta un giro d'affari di 3,5 miliardi di euro interessando circa 14 milioni di cittadini». E se si considerano anche gli spostamenti per le festività del 25 aprile e del 1° maggio, la spesa complessiva raggiunge quota 8,2 miliardi di euro per oltre 21 milioni di italiani in viaggio (dati 2019)".