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27 gen 2022

Mendrisio, cittadinanza onoraria a Liliana Segre nella città che la respinse

La proposta trasversale di 11 consiglieri comunali. L'8 gennaio 1943 fu rimandata in Italia insieme al padre e due cugini

michele mezzanzanica
Cronaca
Liliana Segre al memoriale della Shoa durante la raccolta cibo e indumenti per bisognosi organizzata da Progetto Arca,  Milano ,  17 Gennaio, 2020,  ANSA/Andrea Fasani
Liliana Segre

Mendrisio (Svizzera) - Cittadinanza onoraria a Liliana Segre. Tante le città che l'hanno conferita, in tutta Italia, ma la proposta che arriva dalla svizzera Mendrisio ha un valore particolare. Un significato altamente simbolico, una sorta di risarcimento, per rendere omaggio a una sopravvissuta della Shoah ma anche per fare i conti con il proprio passato.

E' a Mendrisio, infatti, che l'8 gennaio 1943 la 13enne Liliana Segre fu respinta insieme al padre e due cugini mentre cercava rifugio in Svizzera per sfuggire alle persecuzioni nazifasciste. Due ufficiali dell'esercito elvetico li rimandarono tutti indietro, al termine di un interrogatorio alle scuole di Arzo, allora Comune autonomo, oggi quartiere di Mendrisio. La vicenda, come riportano i media ticinesi, è stata raccontata nei giorni scorsi in un documentario trasmesso dalla Rsi dal titolo 'Arzo 1943'. Ed evidentemente ha smosso diverse coscienze, al di là del confine, dal momento che oggi, in occasione della Giornata della memoria, 11 consiglieri comunali di diverse forze politiche hanno sottoscritto una mozione che chiede di conferire la cittadinanza onoraria a Liliana Segre (oltre che di dedicare uno spazio pubblico nel quartiere di Arzo "alla memoria di quei fatti"). 

Il testo della mozione ricorda che la storia di Liliana Segre  “è strettamente legata ad Arzo a causa della scellerata decisione di respingimento presa nei confronti della sua famiglia da due ufficiali dell’esercito”. L'iniziativa ha l'obiettivo di mantenere viva “nella nostra memoria collettiva sia gli episodi di respingimento che consegnarono alla barbarie nezifascista donne, uomini e bambini colpevoli solamente del crimine di essere nati; sia gli episodi di umanità e solidarietà grazie ai quali si consentì all’86% dei rifugiati che si presentarono alle nostre frontiere di salvarsi".

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