L'ingegnere rapito ad Haiti: Giovanni Calì (Ansa)
L'ingegnere rapito ad Haiti: Giovanni Calì (Ansa)

Catania, 2 giugno - Nemmeno 24 ore ed è arrivata la richiesta di riscatto: pesantissima, mezzo milione di dollari per il rilascio di Vanni Calì,  ingegnere italiano sequestrato ieri ad Haiti nel cantiere dove stava lavorando. Una richiesta che, secondo fonti che seguono da vicino la vicenda, è molto più alta della media dei riscatti in un Paese tra i più poveri al mondo dove negli ultimi anni la piaga dei sequestri a scopo estorsivo è aumentata in maniera spaventosa. Solo l'anno scorso ce ne sono stati ben 243. Ma a redere ancor più delicata la vicenda, è la circostanza che Calì ha bisogno di farmaci. Indispensabile, dunque, accelerare sulle fasi della sua liberazione. La parola d'ordine è fare bene e fare  presto. E per non lasciare nulla di intentato, in queste ore si valuta anche il ricorso a un mediatore che possa stabilire un contatto con il gruppo di sequestratori, strategia che sarebbe consigliata dalle autorità di Port au Prince. Intanto a Catania si vivono ore d'ansia per le sorti dell'ingegnere. La famiglia di Calì, in contatto con la Farnesina e con l'Unità di crisi, si è chiusa nel silenzio.

Chi è Vanni Calì, l'uomo che sussurrava all'Etna

Per i catanesi e per le troupe televisive che lo intervistarono durante la colata lavica che a metà luglio 2001 si portò via in una notte i piazzali del Rifugio Sapienza, i negozi di souvenir, il box del turismo e il mega capannone di ricovero dei mezzi spalaneve, Vanni Calì è l'uomo che non si arrende nemmeno davanti alla forza dell'Etna e lotta per tentare (quella volta invano) di togliere terreno al fronte lavico. L'uomo che si commuove e non nasconde le lacrime di fronte alla sconfitta che il vulcano infligge. Per il mondo intero, che da ieri è in apprensione per il suo rapimento ad Haiti, è un ingegnere catanese di 74 anni che si trovava nel Paese caraibico per conto della ditta di costruzioni Bonifica Spa, con sede a Roma, e si stava occupando della costruzione di una strada.  Con lui forse è stata prelevata un'altra persona, un tecnico, di cui al momento non si conosce la nazionalità. Calì è stato assessore provinciale ai Lavori pubblici nel 2005, nella giunta di Nello Musimeci (attuale governatore della Sicilia), poi dirigente a Pianificazione territoriale, Protezione civile e Trasporti per un decennio, fino al 2011. Prima di tornare in campo da "professionista imprenditore", come ama definirsi, con una società di costruzioni specializzata in lavori all'estero. È stato anche sub-commissario per l'emergenza cenere lavica durante la violenta eruzione dell'Etna del 2002. Il vulcano era la sua passione e il suo sfidante, e mai lui si è arreso. 

Chi sono i rapitori

Secondo fonti locali, gli autori del sequestro dell'ingegnere sarebbero da ricondurre ad una nota gang locale chiamata '400 Mawozo', già nel mirino delle forze dell'ordine e artefice del sequestro l'11 aprile scorso di sette religiosi cattolici a Port-au-Prince. A quanto si apprende sarebbe in corso una trattativa che potrebbe durare alcune settimane. C'è comunque fiducia che la mediazione vada a buone fine come si sono risolti tutti positivamente i sequestri di altri europei nella zona. 

Musumeci: "Spero in una soluzione rapida"

"Spero in una soluzione rapida e serena per tutti, soprattutto per lui, per la sua famiglia e per i suoi amici", ha detto il governatore della Sicilia, Nello Musumeci, che con l'ingegnere ha lavorato per diversi anni dal 1995 quando era Presidente della giunta della Provincia di Catania. "È stato in quegli  anni - ricorda Musumeci - un grande assessore e un ottimo dirigente. Ha studiato a Catania e si è perfezionato al Politecnico di Torino, un professionista di altissimo livello, che si è formato lavorando nelle più grandi imprese di livello internazionale. Sono vicino alla sua famiglia e spero con tutto il cuore che si arrivi a una soluzione serena per tutti e in tempi rapidi". "Conosco da parecchi anni Vanni Calì, il suo signorile tratto umano e la grande competenza professionale. Quello di cui è vittima è un episodio che lascia sgomenti per cui auspichiamo una rapida soluzione, affinché il professionista, molto noto a Catania, possa presto riabbracciare i suoi familiari comprensibilmente angosciati e rasserenare i tanti suoi amici, preoccupati da questa incresciosa vicenda", ha commentato il sindaco di Catania, Salvo Pogliese