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24 apr 2022

Zanzara coreana, è già allerta: un pool per frenarne l’invasione

La specie aliena si è ambientata sulle Prealpi. I ricercatori del laboratorio EntoPar mappano la crescita

simona ballatore
Cronaca
Nella mappa le aree prealpine nel mirino dell’indagine A sinistra, il gruppo di ricerca EntoPar della Statale di Milano Sotto, durante la raccolta di zanzare invasive
Il gruppo di ricerca EntoPar della Statale di Milano

I primi di dicembre la zanzara coreana, all’anagrafe Aedes koreicus, circolava ancora. Pochi esemplari, ovviamente. Ma non erano sfuggiti al gruppo di lavoro del laboratorio EntoPar dell’Università degli Studi di Milano. Che ha cominciato ad avvistarne già qualcuna una quindicina di giorni fa, in provincia di Bergamo, nella zona delle Prealpi. "Per le zanzare è un po’ presto – premettono Sara Epis e Paolo Gabrieli, del gruppo di ricerca di EntoPar – soprattutto per quanto riguarda le cosiddette “tigri“: fa ancora troppo freddo. Nell’Italia Settentrionale la troveremo verosimilmente a metà maggio: sono necessarie una temperatura media superiore ai 10 gradi e luce per più di 13 ore al giorno". Anche se quest’anno – come per i raccolti – è ancor più difficile fare previsioni: "È molto secco e la mancanza di precipitazioni potrà influire o ritardare la stagione", confermano i ricercatori. L’acqua è cruciale per lo stato larvale. E vale anche per le zanzare coreane ovviamente, che invece sono più resistenti al freddo.

Nel frattempo il monitoraggio continua, come pure si intensificano gli studi per capire la loro capacità di trasmettere virus patogeni per l’uomo e gli animali. Presto il team pubblicherà anche i risultati delle “raccolte“ dello scorso anno. "Abbiamo cercato di individuare i territori più idonei a una futura possibile colonizzazione della zanzara coreana, creando modelli previsionali ed estendendo le ricerche anche in zone che prima non avevamo preso in considerazione", spiegano Epis e Gabrieli. Tra le zone sorvegliate speciali – oltre alla Bergamasca, dov’è stato fatto il primo avvistamento in terra lombarda, e al Bresciano – ci sono le province di Lecco, Sondrio e Como. "L’arco prealpino è più interessato rispetto alla pianura – spiegano da EntoPar –. Sveleremo i siti potenzialmente più idonei a “ospitare“ la zanzara coreana, che invece si tiene ben lontana dalle città: le lasciano alla zanzara tigre".

A rivelare la presenza anche in regione dell’ennesima specie “aliena”, trovando la prima popolazione stabile nell’estate del 2020, erano stati i ricercatori del dipartimento di Bioscienze, col contributo della Scuola Universitaria Superiore di Pavia. Lo studio era stato pubblicato lo scorso autunno, quando esemplari di Aedes koreicus ronzavano ancora indisturbati. La prima scoperta era stata fatta in quel di Bergamo, con lo scalo di Orio al Serio tra gli indiziati: la super-zanzara, in arrivo dalla Corea e da altre aree dell’Estremo oriente (in questo caso sarebbero originarie dell’isola vulcanica sudcoreana del distretto di Jeju), potrebbe essere passata dal gate, attraverso merci e viaggiatori. Seconda ipotesi, tra le tante in discussione, è che sia arrivata da altre zone infestate del Paese (il Veneto ormai ci convive) o della Svizzera. Il mistero resta.

In Italia aveva fatto il suo debutto a Belluno, nel 2011. Tra le province di Bergamo e Brescia, i ricercatori della Statale avevano raccolto circa seimila larve e centinaia di uova di zanzara da piccoli stagni, vasche artificiali, pozze d’acqua. Poi le segnalazioni continue da altre province lombarde: la sua presenza a Sondrio non è un mistero. Resistono ad altitudini maggiori, si trovano anche a 800-900 metri, hanno una capacità di vivere diversa dalle zanzare notturne più comuni e dalla zanzara tigre: alle città preferiscono le colline.

 

 

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