La delegazione delle mamme insegnanti in Vaticano
La delegazione delle mamme insegnanti in Vaticano

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Milano - Una delegazione di mamme-insegnanti ieri è arrivata ai piedi del Vaticano. "Papa Francesco, aiutaci tu": la preghiera sui cartelloni. Continua la battaglia delle maestre “vincolate“: il vincolo è sceso da cinque a tre anni ma è rimasto. E le assegnazioni provvisorie, su cattedre rimaste libere dopo la mobilità, nel loro caso sono concesse solo a chi ha figli dai tre anni in giù o è coniugato con personale in servizio nelle Forze armate. "Perché un bimbo che ha tre anni e un mese può cavarsela da solo – scuote la testa un’insegnante –, stessa cosa per chi tra noi ha un genitore da seguire". Il Papa, affacciandosi su piazza San Pietro, ha salutato la delegazione. "Ha riconosciuto, nel suo saluto, l’importante ruolo delle donne insegnanti nei confronti dei propri figli. Il governo ha mai ascoltato queste donne?", tuona una mamma-maestra.

"Gentile arcivescovo Mario, siamo stati immessi in ruolo nel settembre 2020 e inviati in sedi lontane centinaia di chilometri dalla nostra residenza da un assurdo algoritmo dei computer che, a causa della pandemia, ha regolato le immissioni in ruolo", si legge invece in una lettera inviata a Delpini. "Questo ha fatto sì che insegnanti di Milano fossero inviati a Varese, Brescia, Mantova e viceversa all’interno delle regioni. Quello che ci fa più male, è che i posti di lavoro sono tanti e sono sotto casa ma sono stati dati alle supplenze", scrivono le insegnanti all’arcivescovo chiedendo "di dar voce" alla loro disperazione.

Una battaglia non solo delle mamme. C’è chi si è specializzato - a sue spese - su metodo Montessori e si trova distante da casa su metodo tradizionale. È successo a Francesca: "Il mio posto alla Riccardo Massa è stato dato a una persona che fa tutt’altro nella vita – ricorda – e io sono sul confine con la Svizzera, nonostante ci sia pure una convenzione tra Miur e Opera Nazionale Montessori. Noi non vogliamo andare fuori regione, vogliamo solo restare in provincia. Dopo la mobilità, solo a Milano sono rimasti liberi circa 1.600 posti. Ma io devo andare a Varese e tante colleghe pensano al licenziamento".