Infermiere in una corsia d'ospedale (Foto archivio)
Infermiere in una corsia d'ospedale (Foto archivio)

Milano, 23 maggio 2020 - Il timore degli industriali e degli artigiani è quello di trovarsi sommersi di denunce penali per la responsabilità di aver fatto ammalare di Covid-19 i propri dipendenti, senza essere in grado di prevedere come evitare il contagio. Ma il vero disastro per l’Inail non è nato nelle fabbrichette della Brianza o negli uffici di Milano e dell’hinterland, ma negli ospedali e nelle Rsa di tutto il territorio.

Stando infatti all’Istituto, che ha pubblicato ieri il suo rapporto sull’emergenza, quasi otto denunce su dieci arrivate fra inizio febbraio e prima metà di maggio riguardano lavoratori del settore salute: ospedali, case di riposo, centri di cura. E questo dato è nella gran parte dei casi lombardo. Sono in tutto 43mila circa le denunce di infortunio da Covid-19 arrivate sui tavoli dell’ente pubblico. Chiedono il risarcimento per morti e malati accertati. Fra tutti questi dossier, il 55% del totale proviene dalle regioni del Nord Ovest d’Italia. Dalla stessa area giunge il 57% delle segnalazioni di decessi di lavoratori. E la Lombardia è il territorio di primo allarme. Da qui, infatti, l’Inail ha raccolto il 34,9 percento delle domande di risarcimento per infortunio da coronavirus. E ben il 43,9 per cento delle denunce di morte. Una quantità proporzionalmente più alta rispetto alla quota di malati e morti di Covid che la Lombardia detiene rispetto al totale nazionale.

Il problema, come detto, non sta nelle fabbriche o nei capannoni degli artigiani, ma nelle corsie degli ospedali e delle case di riposo. Qui si annida il 72,8 per cento delle richieste di risarcimento presentate all’ente assistenziale nazionale per avere contratto durante l’esercizio del proprio lavoro il virus. Ai dipendenti della pubblica amministrazione - anche poliziotti, dunque - va il 9,2 per cento del totale delle richieste. Tutte le altre categorie sono racchiuse in meno del 10 per cento delle richieste.