Lecco, 10 luglio 2018 - Quando l’infermiera killer Sonya Caleffi è stata arrestata, nel dicembre 2004, di anni ne aveva appena 34. Il 21 luglio ne compirà 48. Li festeggerà in carcere, ma sarà l’ultima volta perché a settembre, ottobre al più tardi, sarà di nuovo completamente libera, nonostante una condanna a vent’anni per aver ammazzato 5 anziani pazienti tra l’ospedale di Lecco e il Sant’Anna di Como e averci provato con altri due, iniettando sempre con una siringa aria nelle loro vene. Tre dei vent’anni le sono stati tagliati per l’indulto del 2006 e altrettanti per buona condotta, 45 giorni ogni sei mesi di comportamento irreprensibile. «Sì, presto terminerà di scontare la sua pena – conferma l’avvocato Claudio Rea, suo ex legale di fiducia, che ha compiuto il miracolo di un verdetto tutto sommato lieve, sebbene contro di lei fosse stato chiesto l’ergastolo –. Avrebbe dovuto saldare il suo debito con la giustizia alla fine del 2024, invece dopo 14 anni sarà libera. I calcoli sono presto fatti: tre anni di indulto e un anno di riduzione della pena ogni quattro di buona condotta». In realtà già in diverse occasioni ha messo piede fuori dal carcere, almeno di giorno, approfittando di permessi premio per le festività e della possibilità di lavoro esterno.

Chi l’ha incontrata e le è stato accanto in questo lungo periodo assicura che è una persona diversa, nell’aspetto fisico e nella mente, sebbene il suo carattere particolare e ribelle non sia cambiato, semmai solo addomesticato. In prigione, tra il Bassone di Como prima, l’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere poi, San Vittore e infine Bollate, Sonya Caleffi non ha trovato solo la redenzione, ma anche un lavoro. Nel 2010 pareva inoltre che dietro le sbarre avesse trovato pure l’amore, sposandosi con un altro detenuto di San Vittore. Il matrimonio però è durato poco, come le sue prime nozze quando aveva solo 23 anni. Cosa farà o dove si stabilirà tra pochi mesi al momento non si sa, probabilmente si trasferirà a casa dei suoi, a Tavernerio, che, nonostante tutto, non l’hanno mai abbandonata.