Coronavirus
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Milano, 13 novembre 2020 - Mai come negli ultimi 9 mesi gli umori dei Lombardi sono stati legati a due lettere: Rt, che segnano l'indice di contagio del virus. Perché scatti il livello di allarme occorre però che alle due lettere si associ un valore numerico. Già in presenza di Rt 1 scatta il livello di allerta. E' quello infatti il segnale che il contagio cresce: in pratica ogni persona positiva potenzialmente ne infetta più di una, quindi basta poco perché la curva cresca. Memorabile la semplificazione dell'assessore lombardo alla sanità, Giulio Gallera, costatagli la gogna mediatica sui social

La gaffe di Gallera: con Rt a 0,51 due persone per infettarmi

Cos'è allora l'Rt?

L'Rt è il calcolo sull'indice di riproduzione di una malattia, elaborato attraverso algoritmi e valutato in un determinato periodo di tempo, per esempio settimanale. All'inizio della pandemia l'indice era "R con zero", o R0. In pratica l'indice di riproduzione del virus era nelle fasi iniziali, in cui non vengono effettuati interventi (farmacologici e non) per il controllo del fenomeno. Nonostante l'aumento dei nuovi casi (ieri 9.291 in regione) l'Rt inizia a rallentare in lombardia, passando da 2  a 1,5 a livello regionale, mentre a Milano (secondo elaborazioni dell'Ats) scende addirittura intorno all'1,3-1,2. 

Cosa indica l'R0?

"R con zero" o R0 rappresenta il potenziale di trasmissione, o trasmissibilità, di una malattia infettiva non controllata. Questo valore è funzione della probabilità di trasmissione per singolo contatto tra una persona infetta e una suscettibile di infettardi, del numero dei contatti della persona infetta e della durata dell'infettività. La definizione del numero di riproduzione netto (Rt) è equivalente a quella di R0, con la differenza che Rt viene calcolato nel corso del tempo. Rt permette ad esempio di monitorare l'efficacia degli interventi nel corso di un'epidemia. R0 e Rt possono essere calcolati su base statistica a partire da una curva di incidenza di casi giornalieri. 

Come si calcola l'Rt 

Per calcolare R0 o Rt non è necessario conoscere il numero totale di nuovi casi giornalieri. L'indice Rt non è l'unico "termometro" sull'andamento del contagio e bisogna ricorrere anche ad altri indicatori (come la pressione sugli ospedali) per avere un quadro completo. Questo avviene per due motivi: l'Rt, valuta un trend su più giorni rispetto al dato già acquisito e rischia di essere sovrastimato in aree a bassa incidenza del virus, dove anche un rialzo non significativo può far impennare l'Rt. Altro problema è che l'Rt viene calcolato solo sui casi sintomatici e quindi misura solo la punta dell'iceberg del fenomeno.

Perché si usa l'Rt? 

L'Rt è un metodo statistico di calcolo valido se viene conteggiato su un numero di infezioni individuate secondo criteri stabili nel tempo. Può aiutare a fare un confronto con la prima ondata: sebbene il numero di casi riportato giornalmente sia numericamente simile, la fase epidemiologica è diversa, e lo dimostra proprio l'Rt che segue l'evoluzione della curva.