Milano, 21 luglio - Mentre nel governo si tratta sulla "via italiana" al Green pass, una sorta di mediazione tra il modello francese del passaporto sanitario e le richieste di Lega e FdI che non sono d'accordo sul certificato verde nei ristoranti al chiuso, il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, intervenendo a Tgcom24, puntualizza: "La via italiana al Green pass è antecedente a quella francese, è la stessa via di maggio, un'occasione per non chiudere. Oggi se hai contagi in salita rivedi i parametri e dai un peso maggiore ai ricoveri, ma saliranno anche quelli. E se una regione deve diventare gialla o arancione", colore che rispetto al bianco prevede delle restrizioni, "fra una limitazione che interessa tutti e una limitazione che non esiste per il Green pass è chiaro che tutti preferiamo" quest'ultima "piuttosto che la chiusura. Anche perché il Green pass puoi ottenerlo se sei guarito, se hai fatto un test o se hai fatto il vaccino. Il pass - secondo Sileri - consentirà progressiva libertà", ne verrà fatto un uso progressivo "a seconda del rischio di assembramento e della circolazione del virus. Non è motivo di restrizione ma motivo di apertura contro le restrizioni che invece potrebbero esserci in assenza di green pass". 

I contagi di oggi - Bollettino Covid Italia e Lombardia

In merito poi alla proroga dello stato di emergenza fino al 31 dicembre, Sileri avverte: "Non so dire se sarà fino al 31 dicembre, ma io credo che almeno 3 mesi siano necessari visto ciò che stiamo vivendo in tutta Europa", dove diversi Paesi sono alle prese con una nuova impennata di contagi spinta dalla variante Delta di Sars-CoV-2.

Per quanto riguarda l'altro fronte caldo, e cioè la quarantena per chi si è vaccinato contro il Covid con ciclo completo, Sileri apre all'ipotesi di "un aggiustamento. Perché - spiega Sileri - se prendo un aereo e davanti a me c'è un positivo, io rischio la quarantena anche se ho fatto le due dosi. Se già diciamo che, come accade per esempio negli Usa, non si fa la quarantena se si sono fatte le due dosi di vaccino, questo è un buon incentivo per la vaccinazione, perché dà libertà e sicurezza maggiore". Ma c'è di più. Per il sottosegretario alla Salute occorre consentire la vaccinazione eterologa anche sopra i 60 anni "darebbe una maggiore flessibilità" nelle scelte e "aiuterebbe" l'adesione all'iniezione scudo. Insisto da tanto su questo e spero di essere prima o poi più ascoltato".