Il conto alla rovescia è iniziato da giorni: venerdì 15 ottobre scatta l'obbligo del green pass per entrare nei luoghi di lavoro per tutti i dipendenti pubblici e privati fino al 31 dicembre quando termina lo stato di emergenza. Chi sarà sprovvisto delle certificazione verde attestante l'avvenuta vaccinazione (basta una dose), la guarigione dal Covid nei sei mesi precedenti e l'esito negativo di un tampone (test antigenico rapido nelle ultime 48 ore o  test molecolare nelle ultime 72 ore) non potrà entrare in azienda o ufficio. Sono ore febbrili, queste, in vista dell'avvio della nuova misura, non solo per le continue e violente proteste che potrebbero verificarsi ancora nel prossimo fine settimana, ma anche per il nodo dei controlli: a chi spettano? Come? Ci si può rifiutare? Per fugare dubbi e riserve attorno allo spinoso tema dei controlli Mario Draghi ha firmato un nuovo Dpcm per definire gli ambiti di applicazione. Si traccia così il percorso dei software e delle applicazioni necessari per la verifica del passaporto vaccinali ai tornelli e all'ingresso degli uffici. Il provvedimento, studiato con il supporto dei tecnici della Sogei, è la sintesi di un gioco di squadra che vede in campo il Mef, il ministero della Salute, nonché il ministero per l'Innovazione tecnologica capitanato da Vittorio Colao. L'obiettivo è consentire "una verifica quotidiana e automatizzata del possesso delle certificazioni verdi in corso di validità del personale effettivamente in servizio, di cui è previsto l'accesso ai luoghi di lavoro". Vediamo i punti salienti e quelli ancora da chiarire.

Vaccinati all'estero

La normativa dovrà coprire anche gli italiani vaccinati all'estero: in attesa della formulazione del Qr Code da esibire ai controlli, sarà sufficiente il certificato cartaceo. La bozza risolve così uno dei primi nodi emersi relativo alle migliaia di connazionali che sono stati immunizzati all'estero ma senza green pass cartaceo o elettronico. Non solo, la bozza specifica che la tessera sanitaria "acquisisce tramite apposito modulo online, reso disponibile sul portale nazionale della Piattaforma-DGC, i dati relativi alle vaccinazioni effettuate all'estero dai cittadini italiani e dai loro familiari conviventi nonché dai soggetti iscritti al Servizio sanitario nazionale che richiedono l'emissione della certificazione verde COVID-19 in Italia per avere accesso ai servizi e alle attività individuati dalle disposizioni vigenti"

 

Sprovvisti di Qr Code

Lo stesso discorso vale per chi è non è stato vaccinato all'esterno ma è comunque sprovvisto di Qr Code, pur essendo regolarmente vaccinato o in possesso dei requisiti per il green pass:  potrà comunque al luogo di lavoro con "i documenti rilasciati, in formato cartaceo o digitale, dalle strutture sanitarie pubbliche e private, dalle farmacie, dai laboratori di analisi, dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta che attestano o refertano una delle condizioni" necessarie per poter accedere al posto di lavoro in regola con quanto previsto dal governo nell'ultima stretta per estendere l'uso del green pass.

Privacy

Un altro tema caldo era quello della conservazione dei dati sensibili sulla salute dei lavoratori:  il decreto esplicità il divieto di conservare qr code per altre finalità diverse da quelle legate all'ingresso nei luoghi di lavoro. In questo senso è stata chiesta un'opinione al Garante della Privacy. I controlli elettronici tramite App, dunque, saranno tali da non conservare e registrare i dati sensibili. ", E' fatto esplicito divieto di conservare il codice a barre bidimensionale (QR code) delle Certificazioni verdi COVID-19 sottoposte a verifica - si legge nella bozza - nonché di estrarre, consultare, registrare o comunque trattare per finalità ulteriori rispetto a quelle previste" dalla legge in esito ai controlli".

Esenzioni

Sono esentati dall'obbligo di green pass sul luogo di lavoro coloro che possono esibire un certificato rilasciato da medico di base o centro vaccinale che attesti l'impossibilità di ricevere  la vaccinazione per ragioni di salute.

Le conseguenze per il lavoratore

Il dipendente che dichiara di essere senza green pass viene considerato in assenza ingiustificata e perderà lo stipendio fino a quando non si adeguerà alla nuova normativa. Il rapporto di lavoro è sospeso ma il dipendente non ne perderà la titolarità nè sarà sottoposto a sanzione disciplinare. Se invece il dipendente sprovvisto di green pass entra in azienda ignorando il divieto e aggirando i controlli è prevista una sanzione amministrativa che va da 600 a 1.500 euro. Nelle aziende con più di 15 dipendenti il lavoratore a casa senza stipendio non può essere sostituito. In quelle con meno di 15 addetti la sostituzione è possibile per un periodo di 10 giorni prolungabili di altri 10.

I rischi per il datore

Anche in questo caso sanzione amministrative da 400 ai 100 euro al datore di lavoro che non effettua i controlli per i quali deve essere nominato un responsabile. I controlli possono essere effettuati tramite la app VerificaC19 scaricabile sul telefonino degli addetti alle verifiche. Tuttavia moltissime aziende stanno allestendo totem elettronici con la stessa funzione simili, per intenderci, ai termoscanner. All'ingresso nella sede lavorativa dipendenti, fornitori e ospiti devono passare il qr code nell'obbiettivo e attendere il "semaforo verde". Possono essere effettuati controlli a campione, anche se viene ritenuto unanimamente preferibile il check in all'ingresso.

Controlli in anticipo

 "Per far fronte a specifiche esigenze di natura organizzativa, come ad esempio quelle derivanti da attività lavorative svolte in base a turnazioni, o connesse all'erogazione di servizi essenziali, i soggetti preposti alla verifica del Green pass possono richiederlo ai lavoratori "con l'anticipo strettamente necessario e comunque non superiore alle 48 ore, ciò anche in relazione agli obblighi di lealtà e di collaborazione derivanti dal rapporto di lavoro". Anche questo prevede il nuovo dpcm 

Lavori domestici

Le famiglie, in qualità di datori di lavoro, dovranno richiedere il green pass a badanti, colf e collaboratori domestici. La certificazione verde non andrà invece richiesta agli artigiani (muratori, idraulici etc) che vengono in casa ad eseguire lavori di manutenzione o riparazione. Cambia infatti la natura della prestazione lavorativa.

Pubblica amministrazione

Nel frattempo il presidente del Consiglio, Mario Draghi, su proposta del ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, e del ministro della Salute, Roberto Speranza, ha anche firmato le linee guida relative all'obbligo di possesso e di esibizione della certificazione verde Covid-19 da parte del personale delle pubbliche amministrazioni, a partire dal prossimo 15 ottobre. Oltre ai lavoratori dipendenti della singola amministrazione, sono soggetti all'obbligo i dipendenti delle imprese che hanno in appalto i servizi di pulizia, di ristorazione, di manutenzione, di rifornimento dei distributori automatici, i consulenti e collaboratori e i prestatori o frequentatori di corsi di formazione, come pure i corrieri che recapitano all'interno degli uffici posta d'ufficio o privata. Sono esclusi soltanto gli utenti.

Il dpcm / Pdf 

Ecco il testo del decreto della presidenza del consiglio dei ministri, il cui titolo è "Linee guida in materia di condotta delle pubbliche amministrazioni per l'applicazione della disciplina in materia di obbligo di possesso e di esibizione della certificazione verde Covid-19 da parte del personale".