Nel primo giorno di green pass obbligatorio sul lavoro, e di proteste diffuse,  i certificati malattia, nel pubblico e nel privato, sono aumentati: alle 12, secondo l'Inps, 47.393 contro i 38.432 di venerdì scorso 8 ottobre, più 23,3%, e i 44.903 di venerdì  1° ottobre  più 5,5% . Inevitabile il boom dei certificati scaricati,: 850.094 i green pass emessi alle 19, per poco più di 632 mila tamponi effettuati.  Nel complesso, nonostante  proteste, scioperi e furbetti, l'Italia non si è fermata.

Brunetta

Secondo il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, "le prime dosi sono cresciute ieri del 34% rispetto all'inizio della settimana e, in generale, sono aumentate del 46% rispetto al trend stimato senza l'obbligo di certificazione verde. È l'effetto green pass. La strategia del Governo ha fatto balzare l'Italia ben al di sopra della media Ue. Ormai circa 46 milioni di italiani hanno ricevuto almeno una dose: l'85% della platea vaccinabile. L'81% ha completato il ciclo vaccinale". "Nel primo giorno di obbligo nel mondo del lavoro- ha aggiunto il ministro -  la Pubblica amministrazione sta dimostrando senso di responsabilità e organizzazione flessibile e intelligente, cogliendo a pieno lo spirito e le possibilità offerte dalle linee guida emanate dal Governo".

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Green pass, proteste a Trieste e Genova

Pubblica amministrazione

Nessun problema particolare da segnalare nei Comuni capoluogo lombardi. "In Comune a Bergamo nessun assente ingiustificato- dice il sindaco Giorgio Gori- tutti in ufficio con la certificazione verde. Qualche dipendente si è preso la giornata di ferie in attesa di fare il tampone".  Per il primo cittadino  "pochi assenti" nelle aziende di trasporto pubblico e raccolta rifiuti. A Pavia, invece, dal Comune fanno sapere che su 543 dipendenti "non risulta nemmeno un caso di defezione".  Tutto regolare pure a Cremona, con l'entourage del sindaco che rassicura: "giornata regolare senza problemi né ripercussioni". Idem per Como, dove non si sono registrati particolari disagi. A Brescia un solo un caso: un operaio di una ditta esterna che si è presento senzacertificazione e rimandato indietro. A Mantova "non si sono registrati disservizi né in Comune né in Aster o Aspef (le società dell'amministrazione che si occupano di parcheggi e welfare, ndr). ha spiegato il sindaco Mattia Palazzi - e nemmeno nei nidi e nelle scuole comunali".  La decisione presa a Lecco dall'amministrazione è stata di individuare un responsabile interno nominato dal segretario comunale per ciascuna area operativa.  Il responsabile è  l'unico che può richiedere il  green pass. In Comune  "nessuno si è rifiutato di mostrare la certificazione"

Negli uffici pubblici della Toscana sono stati effettuati  537 controlli, sia direttamente che a campione, il 40% dei presenti, nessuno è risultato sprovvisto del certificato verde. "Al termine dei controlli a campione sul 20 per cento del personale - spiegano dalla Regione Friuli Venezia Giulia - , non si sono registrate irregolarità tra i dipendenti e non si è resa necessaria quindi alcuna sanzione".

Imprese private

Più difficile monitorare la situazione nel privato.  Piena operatività, ad esempio delle imprese aderenti a Confindustria Brescia. Il 93% delle aziende contattate dall'associazionenon ha riscontrato alcun problema nella gestione della procedura, con il 77% delle imprese che ha effettuato controlli sulla totalità dei lavoratori. Per l'83% del campione il controllo è avvenuto al momento di accesso nei luoghi di lavoro. Il 15% degli addetti alla produzione alla Roncadin di Meduno (Pordenone) invece non si è presentato ai tornelli. Lo rende noto l'azienda, specializzata nella produzione di pizze surgelate per il mercato nazionale e internazionale e che conta oltre 750 dipendenti. "Sapevamo che il 15 ottobre sarebbe stata una giornata critica e nei giorni scorsi ci eravamo preparati a predisporre eventuali riprogrammazioni dei turni di lavoro - spiega l'amministratore delegato Dario Roncadin -. Non nascondo che c'è preoccupazione: se questa situazione si prolunga nel tempo, rischiamo di dover rallentare la produzione, con ricadute negative a catena sulla gestione di logistica, magazzini e materie prime. Lo scenario peggiore sarebbe diminuire l'attività al punto da costringerci a ricorrere alla cassa integrazione, misura che danneggerebbe gli addetti muniti di  green pass presenti in azienda. È l'ultima cosa che vorremmo fare ma, se il volume di lavoro calerà oltre un certo livello, sarà inevitabile". Non ci sono stati blocchi delle attività o problemi particolari a Gioia Tauro, il più grande scalo di import ed export italiano. Non ha attecchito nel terminal container calabrese la protesta che ha riguardato più massicciamente gli scali di Trieste e Genova. Tra il primo turno, scattato all'una e terminato alle 7 di stamane, e il secondo iniziato alle 7 e che è concluso alle 13, si sono contate una sessantina di assenze per mancanza del certificato verde su 280 lavoratori totali. Numero che si è ulteriormente ridotto nel turno 13-19 con solo 4 assenze. 

Artigiani

"Il senso di responsabilità delle nostre micro e piccole imprese e di alleanza tra titolari e di lavoratori -  spiega il segretario generale di Unione Artigiani Milano e Monza-Brianza, Marco Accornero - hanno prevalso su ogni altra considerazione. Nelle ditte artigiane oggi si è scelto di lavorare affrontando concretamente ogni difficoltà, tra  controlli a distanza del green  pass e l'attività presso i clienti esterni.  Senza l'aiuto e la solidarietà reciproca tra titolari e collaboratori, c'era il timore altissimo di far saltare le aziende che hanno resistito fino ad oggi. Come aveva rilevato una nostra recente indagine, imprenditori e lavoratori nel rispetto della privacy, lavorano fianco a fianco e si sono parlati chiaramente sul rischio di perdere commesse e clienti, quindi fatturato e stipendi, o di scaricare ulteriormente compiti, costi e responsabilità su altri colleghi oltre che generare pesanti attriti sul posto di lavoro".

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La testimonianza

"La prima giornata si è svolta come previsto dalla normativa ministeriale. I dipendenti erano stati informati già da tempo, ed aggiornati con le varie modifiche ministeriali susseguitesi nei giorni precedenti all'obbligo, tramite l'affissione della cartellonistica in bacheca e con messaggi email personali", spiega Gianni Gallucci, direttore generale di Gallucci. L'azienda, che ha lo stabilimento nelle Marche e lo showroom per i buyer internazionali a Milano in Piazza San Babila, è una delle aziende di calzature e accessori in pelle artigianali e totalmente made in Italy preferite dalle famiglie reali come quella svedese e quella belga, personaggi dello star system come Madonna, Jennifer Lopez e Sarah Jessica Parker e del mondo dello sport come Klay Thomson, Stephen Curry e Kevin Durant.  "Le aziende - spiega - avrebbero dovuto stabilire linee guida di controllo prima del 15 ottobre ed informare i dipendenti al riguardo. Per nostro conto sono stati nominati diversi controllori che supervisionano le diverse vie di accesso allo stabilimento, gli stessi sono stati muniti di smartphone e tablet con l'applicazione Verifica C19 del Ministero, utile a controllare la veridicità".