Green Pass
Green Pass

Roma - Liberi tutti con l’estate? Mica tanto. I nuovi campanelli di allarme per la risalita di contagi (raddoppiati in una settimana) hanno suscitato una evidente preoccupazione anche a Palazzo Chigi e ora il governo sembra intenzionato a muoversi, sul modello Macron. Non tanto e non solo con la possibilità del ritorno in zona gialla di alcune macro aree o addirittura regioni, quanto con la possibilità di rendere obbligatorio il green pass, che certifica l’avvenuta vaccinazione, per accedere ad alcuni luoghi “sensibili“ della  vita sociale, come i mezzi di trasporto, gli stadi e in genere tutti i potenziali siti di aggregazione. Un green pass che, a differenza di quanto accaduto finora, potrebbe essere rilasciato soltanto dopo la dose di richiamo del vaccino.

Ma chi dovrà avere sempre con sé il lasciapassare? Facile, tutte le persone che frequentano i luoghi a rischio assembramento. Coldiretti, per esempio, ha già fatto un primo conto sul tema green pass e ristoranti. La decisione sull'obbligatorietà del documento nei locali pubblici riguarda due italiani su tre (66%) che in vacanza mangiano principalmente in ristoranti, pizzerie, pub o agriturismi. Questa, quindi, la "fetta" di italiani se il governo dovesse decidere di imporre l'utilizzo del green pass per accedere a ristoranti e altre strutture con servizio al tavolo.

Sul tavolo del ministro della Salute Roberto Speranza e del suo attivo vice, il sottosegretario Pierpaolo Sileri, gli ultimi dossier pesano parecchio. Ed è proprio Sileri a lanciare la nuova proposta sui criteri per definire le future aree gialle: “Cambierei i parametri e darei un peso maggiore alle ospedalizzazioni e alle vaccinazioni”. Basta dunque indice Rt, o comunque serve ben altro: i possibili nuovi requisiti per definire i colori delle regioni in base all’evoluzione della curva epidemica passano dai dati clinici dei reparti e dal livello raggiunto dalla profilassi. “Non abbiamo ancora un numero di persone vaccinate tale da dire che non aumenteranno i ricoveri. Aumenteranno sicuramente”.

Per Sileri, inoltre, “devono essere riaperte le discoteche soltanto con l’obbligo del tampone, perché è un filtro per persone più giovani che sono i positivi di oggi e che in questo modo vengono tirati fuori dal pool di potenziali donatori di virus”. Insomma, chi ha tirato fuori troppo presto le bottiglie di champagne o prosecco dal frigo, le rimetta al fresco, la festa è rimandata a oltranza. Nelle ultime due settimane, la curva che sembrava scendere verso lo zero è risalita, evidente effetto della variante Delta, con la sua grande capacità di diffusione. E, sulla falsariga della Francia, che ha appena varato la stretta sull’accesso ai luoghi pubblici, anche da noi sembra allo studio  l’obbligatorietà del green pass per accedere a stadi, treni, ristoranti e altro.

Divisa la politica. Se dal centrodestra, il governatore della Liguria Giovanni Toti apre alla svolta (da ieri in Liguria il green pass è obbligatorio anche per entrare negli ospedali), i suoi alleati di vertice, Salvini e Meloni si schierano per un secco no al modello francese. “Prima di tutto la libertà e la vita sociale“, è il mood. “L’idea di utilizzare il green pass per la vita sociale - twitta la leader di Fratelli d’Italia - è per noi raggelante. L’ultimo passo verso la realizzazione di una società orwelliana, una follia incostituzionale. Per noi la libertà dell’individuo è sacra e inviolabile“.
Salvini non è da meno: “Green pass per entrare al ristorante? Non scherziamo, per favore“.

Sulla questione, il centrosinistra è molto più possibilista e oggi stesso dovrebbe essere in programma un incontro fra il segretario del Pd Enrico Letta e il premier Mario Draghi, per la prima volta forse in decisa difficoltà a tenere insieme tutta la variegata coalizione che lo sostiene su un tema così controverso. Ma Speranza avverte: “Siamo dentro a un’epidemia tremenda, abbiamo armi nuove ed efficaci a disposizione, ma l’errore più grande sarebbe abbassare la guardia“. E Il Movimento Cinque Stelle? In questa fase di appena superate divisioni interne, sta nel mezzo: «Al momento l’ipotesi di un pass sanitario esteso come quello pensato in Francia ci pare prematura», dicono i deputati M5s della Commissione Affari Sociali. Ma c’è da scommettere che nessuno, tra i grillini o contiani, abbia in testa di mettersi contro Draghi, in questa fase.

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