Londra - Occhi puntati sul Regno Unito dove oggi, lunedì 18 ottobre, si è registrato un nuovo record da metà luglio dei contagi da Covid: nelle ultime 24 ore è stato infatti toccato il picco di 49.156 su circa un milione di test. Sostanzialmente stabile invece per ora e sotto il livello di guardia il totale dei ricoveri negli ospedali, fermi attorno a 7.000 grazie ai vaccini, mentre i morti calano a 45 contro i 57 di ieri, seppure alleggeriti il lunedì dalla consueta raccolta statistica ritardata di parte dei dati del weekend. Un trend in ascesa che non accenna a diminuire ma che anzi è stabilmente crescente da metà settembre.

Un trend in ascesa

Negli ultimi sette giorni il numero totale di contagi èstato di 300.081, +15,1% rispetto alla settimana precedente, mentre il bilancio complessivo dei morti è stato di 852 (+8,5%). Numeri pesanti che arrivano a distanza di due mesi dal "Freedom Day " del 19 luglio, quando il governo ha sostanzialmente riaperto il Paese, revocando le restrizioni, forte dell'alto tasso di vaccinazione. Ancora a metà settembre, il premier Boris Johson aveva ribadito la linea decisa dal governo, dicendosi "fiducioso di poter andare avanti con il "Piano A" che prevede vaccini, tamponi e regole per l'isolamento, evitando il 'Piano B' che include regole più severe su mascherine e assembramenti. Tuttavia, il numero crescente di contagi ha riportato la sua gestione dell'epidemia di Covid nel mirino delle critiche. Nei giorni scorsi è stato reso noto un rapporto di 150 pagine redatto dalle Commissioni Salute, Assistenza Sociale, Scienza e Tecnologia del Parlamento britannico che puntano il dito contro l'approccio iniziale del governo. 

Il rebus dei prossimi mesi

Oggi il governo di Boris Johnson ha riconosciuto, per bocca di un portavoce di Downing Street, che il Regno rischia di avere di fronte a sé un periodo invernale "impegnativo". Il portavoce di Johnson ha assicurato anche che i dati statistici vengono tenuti "sotto stretta osservazione" costante. Pur aggiungendo che un aumento di contagi era "previsto" sullo sfondo della riapertura generalizzata decisa a partire dal 19 luglio sull'isola e comunque rivendicata dal governo come necessaria. Il portavoce ha peraltro sottolineato come l'impatto dei nuovi casi su ricoveri e morti resti inferiore alle ondate precedenti e al momento "sostanzialmente in linea" con quanto atteso; mentre ha insistito sulla scommessa della campagna di vaccinazioni come principale "linea di difesa" del Paese. Il professor Andrew Hayward, epidemiologo e componente del comitato di consulenza scientifica del governo denominato Sage, ha viceversa definito "preoccupante" il tasso di contagi superiore a quello di altri Paesi europei nel Regno, e anche - seppure a livello inferiore - quello di decessi e ospedalizzazioni, non escludendo il timore che il servizio sanitario nazionale possa "tornare sotto forte pressione" in inverno. Hayward ha d'altronde ipotizzato che la barriera immunitaria dei vaccinati possa indebolirsi con il tempo, insistendo sulla necessità di rilanciare adesso la corsa ai vaccini con la terza dose per i più vulnerabili; e di valutare il ripristino di "ulteriori misure" precauzionali laddove la curva dei nuovi casi continuasse a impennarsi. 

Pregliasco e i timori di una nuova variante

Il quadro dei contagi del Regno Unito è osservato con attenzione non solo Oltremanica ma anche nel resto d'Europa. Sull'aumento negli ultimi giorni dei casi di Covid-19 in GB, il virologo Fabrizio Pregliasco, docente all'università Statale di Milano, ospite di 'Un giorno da pecora' su Rai Radio 1 ha spiegato: "spero non sia una nuova variante" del coronavirus Sars-CoV-2 "che si è insinuata, ma che sia solo l'effetto di una temerarietà attuata fin da subito in quel Paese. Noi invece vediamo la luce in fondo al tunnel, ma siamo ancora all'interno del tunnel. Spero che termini con il mese di dicembre". "Se si arrivasse al 90% dei vaccinati - ha ribadito - potremmo velocizzare la fine delle restrizioni. Se si vaccinassero altri 2 milioni di italiani, spero ad esempio che potremo togliere l'obbligo mascherina al chiuso".

Rasi: in Gb niente Green pass

Per Guido Rasi, consulente del Commissario all'emergenza Covid Figliuolo e direttore scientifico Consulcesi "in Inghilterra hanno tutti quei casi perché non usano nessun correttivo, come mascherine e distanziamento, da troppo tempo. Inoltre, non usano il Green Pass e quindi non discriminano nell'ambito della comunità chi è infettivo e infettante e chi non lo è" ha detto all'agenzia Agi. "E poi con i vaccini hanno perso un po' di potenza, distanziando in maniera irragionevole la dose", ha spiegato Rasi, secondo il quale comunque i dati del Regno Unito andrebbero letti anche in chiave positiva. "Teniamo conto che nel Regno Unito hanno 45mila infezioni e 145 morti, mentre a gennaio avevano 45mila infezioni e 1600 morti", ha ricordato. "Quindi comunque l'effetto del vaccino si vede. Come abbiamo sempre detto se al vaccino che è il pilastro uniamo altre misure di contenimento, tipo mascherina e distanziamento, finalmente abbiamo un deciso e miglior controllo di tutta la pandemia", ha aggiunto Rasi. E conclude: "Noi invece speriamo di continuare con tutti e tre i presidi che, come si vede, aiutano i vaccini a fare il loro lavoro". 

Viola: attenzione a ricoveri tra i giovani

Ha invitato a guardare con attenzione i dati di Oltremanica Antonella Viola, immunologa dell'università di Padova, segnalando "un grafico dei ricoveri ospedalieri per fasce di età" in Uk, "dove si vede come siano a livelli massimi nella popolazione 0-14 anni, quella che non è stata vaccinata" contro il coronavirus Sars-CoV-2.  Osservare il trend inglese, spiega la scienziata su Facebook, aiuterà a rispondere a "una delle domande più sensate che possiamo porci in questi giorni", e che "riguarda le condizioni che porteranno alla fine dell'emergenza e quindi delle regole in atto, Green pass incluso. Quando potremo liberarci di Green pass e mascherine? C'è chi sta ricominciando a lanciare numeri sulle percentuali di vaccinati, ma credo - sottolinea 
Viola - che dobbiamo considerare un aspetto importante: al momento tutti i bambini sotto i 12 anni non sono vaccinabili e tocca alla comunità proteggerli". E il monito arriva appunto da "cosa sta accadendo in Uk, dove le restrizioni sono saltate da un pezzo".

Pesenti: dati Gb sono un monito

Secondo Antonio Pesenti, coordinatore delle terapie intensive in Lombardia, i dati che si vedono in Gran Bretagna, dove in questo momento si viaggia stabilmente sopra i 40mila contagi quotidiani e la media dei decessi negli ultimi 7 giorni è a quota 121, sono "il segnale che il pericolo non è scampato - ha sottolineato -. Bisogna continuare a vaccinarsi e a vigilare e non covare l'illusione che sia tutto finito. Godiamoci il fatto che possiamo vivere normalmente, ma occupandoci sempre di Covid-19".