L'arresto di Giovanni Brusca, nel 1996 (Ansa)
L'arresto di Giovanni Brusca, nel 1996 (Ansa)

Ha lasciato il carcere dopo 25 anni, per fine pena, il boss mafioso Giovanni Brusca, fedelissimo del capo dei capi di Cosa nostra, Totò Riina, prima di diventare un collaboratore di giustizia ammettendo, tra l'altro, il suo ruolo nella strage di Capaci, il 23 maggio del 1992, nella quale morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie e gli uomini della scorta, e nell'uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo. Ha lasciato oggi, come scrive L'Espresso, il penitenziario di Rebibbia, a Roma, con 45 giorni di anticipo rispetto alla scadenza della condanna. Sarà sottoposto a controlli e protezione e a quattro anni di libertà vigilata, come deciso dalla Corte d'Appello di Milano. La notizia ha trovato conferma in ambienti investigativi.

Brusca, 64 anni, due anni fa aveva chiesto la scarcerazione ma la Cassazione disse di no. Era il 19 ottobre del 2019, quando i giudici con l'ermellino bocciarono la richiesta dei legali del killer di Giovanni Falcone e del mandante dell'omicidio del piccolo Giuseppe che voleva usufruire degli arresti domiciliari. La Cassazione aveva respinto l'istanza dei legali per ottenere gli arresti domiciliari.  La procura generale della Corte di Cassazione aveva chiesto, con una requisitoria scritta, ai giudici della prima sezione penale di rigettare il ricorso dell'ex boss di Cosa Nostra contro la decisione del tribunale di sorveglianza di Roma. I legali di Brusca, infatti, avevano chiamato in causa la Cassazione, perché decidesse in merito alla sentenza del tribunale che, nel marzo 2019, aveva respinto l'istanza del mafioso per la detenzione domiciliare. In 25 anni di carcere Brusca ha ottenuto oltre 80 permessi premi. 

Il Presidente della Commissione antimafia Nicola Morra

"A 64 anni ha la capacità di tornare a essere immediatamente efficiente, vero è che resta in libertà vigilata per quattro anni ma ricordo che ci sono 70enni che continuano a guidare i sodalizi mafiosi". Così il Presidente della Commissione antimafia Nicola Morra, che poi aggiunge: "Da un lato capisco chi ha ancora le cicatrici di quelle stragi - dice ancora Morra - nelle sue parole c'è un fondo di verità su cui tutti noi dovremmo ragionare. Noi ricordiamo in particolar modo nell'esatto verificarsi delle ricorrenze, ma di fatto ci facciamo cogliere impreparati da quella gestione sapiente da parte di tanti uomini che lavorano per l'antistato in quei piccoli meccanismi con cui chi ha attaccato e offeso lo Stato si trova ad esserne non uno sconfitto bensì un vincitore". 

"E qui il pensiero va non alla singola scarcerazione, quindi a quanto avvenuto oggi con Giovanni Brusca ma al problema dell'ergastolo ostativo e a come noi si abbia difficoltà a riconoscere la virulenza del fenomeno mafioso, Poi naturalmente non mi associo a dei giudizi molto affrettati e pressappochisti in chiave giustizialistica tipo quelli salviniani". "Il problema è che Brusca è stato oggetto di un procedimento che si è concluso con condanna - dice - se la magistratura italiana reputa che debba uscire a novembre 2021 e poi di fatto esce a fine maggio, non possono essere i 150 giorni che costituiscono la differenza". 

L'ex procuratore

"E' comprensibile che possa fare impressione che l'uomo che ha ucciso Giovanni Falcone, che è stato il responsabile della morte orribile del piccolo Giuseppe Di Matteo possa tornare in libertà, ma un conto è la condanna morale, un conto quello che prevede l'ordinamento giuridico. E va accettato". Così l'ex Procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia commenta la notizia di Giovanni Brusca tornato libero dopo 25 anni perché ha finito di scontare la sua pena.