Il virologo Andrea Crisanti
Il virologo Andrea Crisanti

Milano, 7 giugno - La proposta è di quelle destinate quanto meno a far discutere: geolocalizzare chi entra nei luoghi pubblici per contrastare il Covid-19. A lanciarla il virologo Andrea Crisanti, che propone anche per l'Italia il "giusto compromesso" che "è stato trovato in Inghilterra: ogni volta che una persona entra in un cinema, in uno stadio, in un ristorante", insomma "in un luogo pubblico, scannerizza un codice QR e immediatamente si sa che è stata lì". Un grande fratello che controlla ogni nostro spostamento? Niente affatto secondo il direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell'università di Padova che, intervenendo ad ''Agorà'' su Rai 3 ha sottolineato che quella ipotizzata sarebbe "non una geolocalizzazione continua, in ogni singolo istante", bensì appunto "un compromesso" che "non mi pare - sottolinea Crisanti - una grande deroga al diritto di privacy".

E a riprova del suo ragionamento il virologo osserva che "nel momento in cui uno paga con la carta di credito, o con App o con qualsiasi altro strumento, è chiaro che in quel momento già delega tutti i suoi diritti di privacy. Noi siamo continuamente tracciati per fini commerciali. La privacy è il recinto legislativo attraverso il quale le grandi compagnie gestiscono il loro business. Sarei dell'idea di scardinare questa cosa, di abolire la privacy, perché è il solo modo per rompere questi monopoli". 

Varianti: rischio come in UK

In merito al pericolo varianti, Crisanti sottolinea che "in molte parti del mondo non hanno a disposizione vaccini ed è alto il rischio che possano svilupparsi varianti in grado di sfuggirgli. Basta guardare a quello che sta accadendo nel Regno Unito, dove l'aumento dei casi è del 40% settimanale: non dimentichiamo che lì fanno 750mila tamponi, per lo più molecolari, al giorno e c'è una capacità di filtro e tracciamento alle frontiere che noi non abbiamo".

Green pass e vacanze

Infine in merito agli spostamenti Crisanti sottolinea la fragilità del sistema e la necessità di programmare "con grande serietà" gli spostamenti dei vacanzieri e i richiami vaccinali. "Non abbiamo un'Anagrafe nazionale vaccinale e non c'è flusso di dati tra le regioni - ha sottolineato il virologo -: dovendo fare i green pass e programmare i richiami, è sicuramente fonte di grande confusione"