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23 apr 2022

Epatite, trapianto per un undicenne

Il ragazzino e una bimba di 6 anni, ricoverati a Bergamo, sono i primi pazienti lombardi segnalati dopo l’allarme nel Regno Unito

23 apr 2022
giulia bonezzi
Cronaca
L'intervento chirurgico nella sala operatoria di Sesto San Giovanni
Una sala operatoria (foto repertorio)
L'intervento chirurgico nella sala operatoria di Sesto San Giovanni
Una sala operatoria (foto repertorio)

Milano - Quello di una bambina di sei anni ricoverata all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo è uno dei due "casi confermati" sinora in Italia, su undici segnalazioni di epatiti acute a eziologia sconosciuta in età pediatrica arrivate a venerdì al Ministero della Salute da otto regioni. L’altro lombardo, un ragazzino ricoverato sempre a Bergamo che avendo undici anni, cioè più di dieci, può rientrare solo nella definizione Oms di "caso possibile", è l’unico che è stato necessario sottoporre a un trapianto di fegato tra gli undici segnalati in Italia. Dei nove segnalati da altre regioni, uno è "confermato", uno "possibile", quattro sono "sospetti" (gli esami sono ancora in corso), due in valutazione per possibili cause diverse e uno è fuori dalle definizioni dell’Oms perché è stato ricoverato prima dell’inizio del 2022.

Risalgono entrambi a marzo, invece, i ricoveri dei due piccoli lombardi che si trovano ancora al centro specializzato del Papa Giovanni, e non hanno alcun collegamento tra loro (a quanto risulta al Giorno provengono anche da due province diverse, il Bresciano e la Brianza). E a parte il criterio temporale e dell’età, anche il caso della bimba è "confermato" semplicemente perché, come da definizione dell’Oms, ha avuto un’epatite acuta con livelli di enzimi epatici (aspartato amonotransferasi, Ast, oppure alanina aminotransferasi, Alt) particolarmente elevati (oltre 500 U / L) ed è negativa ai virus dell’epatite A, B, C, D ed E: "Al momento la causa dell’epatite in questi bambini rimane sconosciuta", puntualizza in una circolare di ieri il Ministero della Salute, che dal 14 aprile ha chiesto ai servizi sanitari regionali di segnalare i casi sospetti. La Direzione Welfare della Regione ieri ha rinnovato la richiesta alle Ats, alle Asst, agli Irccs e alle strutture private, e convocato per martedì pomeriggio una riunione sul tema con gli esperti degli ospedali e della sorveglianza delle malattie infettive in Lombardia.

L’allarme all’Oms è partito il 5 aprile dalla Gran Bretagna, che ha segnalato all’Oms i primi dieci ricoveri per epatite acuta con cause sconosciute in bambini sotto i dieci anni in precedenza sani nella Scozia centrale, nove a marzo e uno a gennaio.​ A giovedì nell’intero Regno Unito erano stati segnalati 108 casi di questa particolare epatite iniziata con sintomi gastrointestinali (dolore all’addome, diarrea e vomito), nella maggior parte dei casi senza febbre e spesso in bimbi molto piccoli, tra 2 e 5 anni. Dei 13 casi che la Scozia aveva identificato al 12 aprile, due coppie risultavano correlate, tre bimbi positivi al Sars-CoV-2 e due lo erano stati nei tre mesi precedenti; cinque su 11 testati erano invece positivi all’adenovirus. Le autorità sanitarie della Gran Bretagna, l’unico Paese dove sinora si è osservato l’aumento di epatiti acute, "ritengono che una causa infettiva sia la più probabile", spiega il nostro Ministero nella circolare, e sospettano, in particolare, degli adenovirus benché l’epatite ne sia "una complicazione rara. Si potrebbe ipotizzare una nuova variante, o che una variante comune stia colpendo soprattutto bambini più piccoli, forse immunologicamente non protetti in relazione alla minore circolazione di adenovirus" con i lockdown della pandemia. Ma per ora si tratta di ipotesi, mentre "non è stato identificato alcun legame col vaccino antiCovid" né "alcuna esposizione comune" ad alimenti o altro tra i casi britannici.

Da quando è partita la sorveglianza europea, altri Paesi hanno segnalato casi sospetti: Irlanda (3), Spagna (13, con un trapianto), Paesi Bassi (4, con tre trapianti), Francia (2), Belgio (1), Romania (1). Dalla Svezia al momento ci sono segnalazioni dai media, e così negli Usa: 9 sospetti in Alabama, tutti positivi all’adenovirus. Mentre degli undici casi italiani, solo due "sospetti" per ora sono risultati positivi all’adeno o al coronavirus: "Il ruolo giocato dagli adenovirus non è confermato in via definitiva", chiariscono dal nostro Ministero. La Sigenp, Società italiana di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica, ha lanciato una survey veloce tra 41 centri italiani specializzati: hanno segnalato in tutto 17 casi di epatite acuta con causa non nota dall’inizio dell’anno; un numero sinora in linea con quelli degli anni scorsi, ha precisato Angelo Di Giorgio, che coordina l’area fegato della Sigenp e lavora al centro trapianti pediatrici del Papa Giovanni di Bergamo.

 

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