Milano – Covid-19 non rallenta la sua corsa in Italia, che oggi ha superato i 100mila morti da inizio pandemia. Il primo Dpcm del governo targato Mario Draghi ha validità fino al 6 aprile ma all'orizzonte si profilano nuovi provvedimenti: preoccupa l'accelerazione del virus, dovuta alla crescente diffusione delle varianti. Il governo è quindi al lavoro su nuove misure, da far scattare a stretto giro, sulla base dell'andamento della curva epidemiologica. L'esecutivo di Mario Draghi sta valutando diverse strade. Una delle ipotesi più accreditate è che si possa tornare a un modello affine a quello adottato durante il periodo di Natale, con limitazioni nei  weekend (che durante le feste erano “rossi”) e l'anticipo del coprifuoco (attualmente in vigore dalle 22 alle 5 del mattino). Non è escluso che si possa rendere automatici i lockdown locali in caso di superamento dell'incidenza settimanale di 250 casi ogni 100mila abitanti. Tra le misure al vaglio – a un anno dall'inizio del primo lockdown nazionale - anche una maxi zona rossa, che servirebbe a porre un vero e proprio muro alla circolazione di Covid-19.

Fondamentale nella lotta al virus sarà riuscire a imprimere una accelerazione alla campagna vaccinaleOggi si è svolta una riunione sul piano vaccini tra i ministri degli Affari Regionali Mariastella Gelmini e della Salute Roberto Speranza con il Commissario per l'emergenza Francesco Paolo Figliuolo, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli. Nel pomeriggio il presidente del Consiglio Mario Draghi, in un videomessaggio alla web conference "Verso una Strategia Nazionale sulla parità di genere", ha assicurato che il piano di vaccinazioni "nei prossimi giorni sarà decisamente potenziato" e verranno privilegiate "le persone più fragili e le categorie a rischio" senza però fornire ulteriori dettagli.  Sul tema vaccini e sulle sue ricadute "pratiche" (modalità di distribuzione e somministrazione) in vista una nuova cabina di regia, propedeutica al vertice di giovedì con le regioni. In quell'occasione potrebbe essere affrontato il nodo dei nuovi provvedimenti. 

Un'Italia sempre più rosso-arancio

Nel frattempo sono scattate le nuove ordinanze del ministro Speranza che hanno portato la Campania in zona rossa, Friuli Venezia Giulia e Veneto in zona arancione. Nuove regole, misure, restrizioni e divieti per arginare la diffusione del coronavirus con i cambi di colore delle Regioni che in vigore oggi, 8 marzo. Zona rossa anche per i comuni della Ausl Romagna, e cioè tutti quelli delle province di Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini, territori già in arancione scuro fatta eccezione per il Forlivese, anch'esso in rosso da oggi. In zona rossa si trovano dunque Campania, Molise, Basilicata. In zona arancione: Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Abruzzo, Piemonte, Emilia Romagna, Piemonte, Umbria, Toscana, province autonome di Bolzano e Trento. In zona gialla - sempre più marginale nella mappa delle zone Covid in Italia - Lazio, Liguria, Calabria, Puglia, Sicilia e Valle d'Aosta. Unica regione in zona bianca la Sardegna. Ieri l'assessora al Welfare Letizia Moratti ha spiegato di puntare su "contenimento con l'accelerazione delle vaccinazioni, mitigazione del rischio con controlli e interventi rapidi nei territorio maggiormente a rischio". L'obiettivo è scongiurare un passaggio dall'arancione scuro al rosso. Il monitoraggio di venerdì 13 marzo rischia infatti di portare quasi tutte le regioni italiane in rosso o in arancione. A "salvarsi" potrebbero essere solo Sardegna, Sicilia, Liguria e Valle d'Aosta. 

Galli: misure non bastano

Il timore è infatti che le misure contenute nel decreto entrato in vigore solo due gioni fa non bastino per arginare la diffusione del coronavirus nel Paese. Per Massimo Galli, primario di Malattie infettive all'ospedale Sacco di Milano, “è successo quello che ci si poteva attendere accadesse, considerando le settimane precedenti, le esperienze dei Paesi a noi vicini e considerando che quello che è stato messo in campo era e si è dimostrato insufficiente. Anzi, ci sono state aperture proprio nel momento in cui era il caso di non riaprire nulla”. “Temo che le misure adottate" con il nuovo Dpcm "non bastino" ha aggiunto. "Quando si diffonde una variante che dimostra di avere un 30-40% in più di capacità infettante, coloro che la prendono per primi sono i giovani e i bambini che hanno più socialità", ricorda Galli. "Poi la trasmettono a giovani adulti, adulti e anziani, e qui si rileva il momento critico e la pressione su ospedali e terapie intensive. Questa catena di eventi si è già innescata nelle scorse settimane - sottolinea - e ora dobbiamo trovare il modo di gestirla".

"E' successo quello che ci si poteva attendere accadesse"

Gimbe: servono chiusure tempestive

Sul nuovo Dpcm critico anche Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe: "Il mondo politico da mesi non ha capito uno dei problemi fondamentali, noi oggi vediamo i contagi di circa 2-3 settimane fa per questo le decisioni vanno prese in modo tempestivo. L'obiettivo era quello di fare chiusure mirate, ma queste dovevano essere molto più tempestive. Il pacchetto delle misure e' una decisione politica che pero' deve tenere conto che la coperta è molto corta, se si consentono riaperture da una parte bisogna chiudere dall'altra, non possiamo permetterci chissa' quali riaperture in questo momento. Ormai la terza ondata e' partita e spetta alla politica prendere delle decisioni".

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