La Procura di Marsala torna a indagare sul caso di Denise Pipitone, la bambina sparita da Mazara del Vallo l'1 settembre del 2004. Nei giorni scorsi si sono susseguiti numerosi colpi di scena su un giallo mai risolto: dalla trasmissione della televisione russa che ha sostenuto di aver rintracciato la piccola alle rivelazioni dell'ex pm Maria Angioni che all'epoca indagò sul caso e che oggi è stata ascoltata come persona informata sui fatti. Ora gli investigatori stanno cercando di capire se ci sono stati depistaggi o errori nell'inchiesta. Nei giorni scorsi il magistrato aveva raccontato tutte le difficoltà incontrate durante le indagini: "Abbiamo avuto grossi problemi. Abbiamo capito che dopo tre giorni tutte le persone sottoposte a intercettazioni già sapevano di essere sotto controllo - le parole della pm al programma ‘Ore 14’ in onda su Rai 2 -. A un certo punto, quando ho avuto la direzione delle indagini, ho fatto finta di smettere di intercettare e poi ho ripreso da capo con forze di polizia diverse, nel disperato tentativo di salvare il salvabile”.

Il flop della pista russa

A dare il via a tutto il battage mediatico era stata una giovane russa, che in televisione aveva diffuso il proprio appello per cercare la madre naturale. Un appello che conteneva alcuni dettagli che hanno subito fatto pensare a una correlazione con la storia di Denise Pipitone: anche lei come si sospetta sia avvenuto per la piccola di Mazara del Vallo era stata rapita da bambina e ricorda di aver chiesto l'elemosina in tenera età. Due particolari che corrisponderebbero con alcuni avvistamenti della bimba di Mazara del Vallo avvenuti oltre un decennio fa. A segnalare l'appello era stata una cittadina russa residente nella Bergamasca che, avendo visto il programma televisivo, ha allertato l'italiano "Chi l'ha visto?". Dopo giorni di frenetica attesa, l'ennesima doccia fredda. Olesya Rostova non è Denise Pipitone. Ad affermarlo era stato Giacomo Frazzitta, avvocato di Piera Maggio. La mamma della bimba scomparsa ha scoperto la verità dal programma televisivo russo in cui la ventenne Olesya aveva fatto il proprio appello per cercare la madre. Una madre che non è Piera Maggio: "Siamo veramente dispiaciuti che il gruppo sanguigno di Olesya non sia quello di Denise. Era un passaggio fondamentale da fare".

La vicenda

Il caso di Denise Pipitone affonda le radici nel 2004, quando la bimba scompare a soli quattro anni mentre si trova davanti a casa della zia materna. Sta giocando insieme ai cuginetti e nulla potrebbe lasciar presagire il dramma che si consuma di lì a poco: Denise non si trova più. Le ricerche partono immediatamente e anche le segnalazioni si susseguono: in tanti assicurano di aver visto Denise Pipitone in diversi luoghi d'Italia. Poi d'Europa. Ma agli avvistamenti, purtroppo, non seguono mai riscontri concreti ed efficaci.

La mamma Piera Maggio

"Questa vicenda è caratterizzata da un mucchio di bugie sin dall'inizio, una serie di bugie che continuano a permanere nel tempo perché è evidente che ci sono delle discrasie. Quello che in tutta questa vicenda si è potuto notare è che ci sono troppe lacune, coincidenze, depistaggi, non si è capito veramente più nulla con l'andare del tempo. Le cose anziché migliorare sono peggiorate". Sono le parole pronunciate qualche giorni fa da Piera Maggio, madre di Denise, intervenuta a 'Chi l'ha Visto?'. Dopo la vicenda russa "si è aperto il vaso di pandora" ha aggiunto.

Il processo e le assoluzioni

Ad aprile 2017 la Corte di Cassazione ha assolto in via definitiva Jessica Pulizzi. I due processi precedenti a suo carico si erano già conclusi con una assoluzione. Secondo il Pg non c’erano elementi per dimostrare “che nei 15 minuti indicati come orario del possibile rapimento Jessica lo abbia compiuto”. Il 27 giugno 2014, il Tribunale di Marsala ha assolto Jessica Pulizzi dall’accusa di concorso nel sequestro della piccola Denise Pipitone, per mancanza di prove e per non aver commesso il fatto. La Corte d’Appello di Palermo, in data 12 ottobre 2015, ha confermato l’assoluzione. Erano stati chiesti 15 anni di reclusione. Il 19 aprile 2017 la definitiva assoluzione dall’accusa di aver rapito la sorellastra.