vaccini anti covid
vaccini anti covid

Milano, 3 dicembre 2020 - «Evitare sprechi di tempo e di risorse". La priorità è stata messa nero su bianco dopo il primo tavolo di lavoro sulla logistica dei vaccini Covid-19 promosso dall’Osservatorio interdisciplinare trasporto alimenti e farmaci (OITAf). Mercoledì 9 dicembre, al termine del secondo incontro, saranno ulteriormente affinati i temi che entreranno a far parte delle direttive da consegnare entro Natale al commissario Arcuri. Le criticità di quella che Marco Comelli, segretario generale di OITAf, definisce "una campagna complessa" - come non succedeva da oltre 50 anni - "di portata nazionale e gestita direttamente dallo Stato" riguardano diversi aspetti che si possono riassumere in due grandi capitoli: la logistica del farmaco (il trasporto, la conservazione a temperatura controllata) e la logistica della vaccinazione.
Come state cercando di risolverle?
"Premessa: noi ci occupiamo della logistica da quando il vaccino è arrivato in Italia. Per dare una risposta alle criticità dobbiamo affrontare questa grande campagna vaccinale come se fosse un processo logistico che alimenta una catena di montaggio. La sfida, in sintesi, è passare da un approccio artigianale, rodato ed efficace per le campagne vaccinali antinfluenzali, a una logica industriale: il vaccino c’è, occorre definire tutta la catena attorno fatta di persone e tempi".
Dove e come arriva il vaccino?
"Stiamo ragionando su tre vaccini, quelli che si conoscono maggiormente, ma già ieri si sono fatti nuovi nomi, segno che avremo a che fare non con un vaccino ma con più vaccini. Tuttavia i tre su cui ci stiamo confrontando sono diversi tra loro e pertanto rappresentativi. Pfizer ha comunicato che seguirà in prima persona la catena, dal Belgio fino all’arrivo in Italia. L’azienda ha un sito a 25 chilometri da Bruxelles per la produzione destinata all’Europa: da lì controllano in tempo reale la distribuzione, tramite gps e sensori riescono a tracciare il viaggio e a controllare le temperature di trasporto fino alla destinazione finale. In Lombardia è ipotizzabile che arrivino tramite camion, in 8-10 ore, e verranno conservati in 11 hub dotati di frigo appositi. Indicativamente uno per Ast. I vaccini di Moderna, che in Europa ha raggiunto un accordo con una società svedese che ha sede in Francia, hanno uno stoccaggio a lungo termine a meno 20 gradi. Potranno essere conservati negli stessi hub o nei magazzini centralizzati che riforniscono gli ospedali: sono già dotati di sistemi refrigeranti per la conservazione di farmaci oncologici o altri vaccini che richiedono temperature simili. I vaccini di AstraZeneca, invece, resistono come gli antinfluenzali tra 2 e 8 gradi".
I vaccini viaggeranno su gomma fino alla Lombardia?
"Sì, sono distanze colmabili. E non esistono questioni di importazioni o doganali come qualcuno ha sollevato. L’aspetto fondamentale è creare una catena ad hoc perché è fondamentale non perdere tempo: non si può pensare di inserire i vaccini nella catena distributiva dei farmaci".
Insiste molto sul tempo...
"Il tempo, come in ogni logica industriale, è fondamentale. Tempo e risorse. Dobbiamo calcolare quanto personale serve: per questo è necessario anche in Italia fare esperimenti da laboratorio. La Germania li ha fatti: occorrono 15 minuti a persona, significa che in un giorno con turno da 10 ore possono essere vaccinate 40 persone. Il vaccino a temperatura ambiente ha una durata: massimo 6 ore e non dobbiamo sprecarlo".
Potremo dire che la catena logistica avrà funzionato se...
"L’obiettivo è creare l’immunità di gregge: significa raggiungere 40 milioni di persone in un tempo ragionevole, considerato che i richiami sono due. Se passa troppo tempo, l’operazione va rifatta. Ecco perché occorre definire anche un sistema di gestione dati ad hoc, in grado di tracciare chi ha fatto cosa e quando".