La terza dose è ormai realtà. Tre categorie prioritarie per cominciare, poi tutti gli altri, ma con tempi e modi ancora tutti da definire. Ma si partirà a fine settembre con i soggetti immunodepressi, poi gli anziani ed i sanitari. Successivamente toccherà agli altri cittadini, ma sulla necessità di un richiamo generalizzato gli esperti, al momento, hanno opinioni differenti. Dopo l'annuncio da parte del premier Draghi e del ministro della Salute Roberto Speranza, che hanno sancito il via libera alla terza immunizzazione sulla base dei dati scientifici che evidenziano un calo della protezione immunitaria a distanza di alcuni mesi soprattutto per alcune categorie, ad illustrare più nel dettaglio il piano che verrà adottato è stato ieri il commissario all'emergenza Covid Francesco Paolo Figliuolo che ha anche annunciato che l'80% degli italiani ha ricevuto la prima dose, dato che avvicina il Paese all'immunitò di gregge anche se preoccupano gli 1,8 milioni di over 50 non vaccinatì.

Le parole del generale

«Si partirà con la terza dose a settembre per gli immunocompromessi, una platea di tre milioni di persone, poi - ha detto - a seguire, si andrà sugli anziani e sui sanitari e poi vedremo". La scelta su chi rivaccinare prima si basa sulla valutazione che in alcune categorie vi è una riduzione più anticipata dell'immunità offerta dai vaccini e quelle categorie verranno richiamate per una terza dose prioritariamente". Per il resto della popolazione, precisa, "l'evidenza è che l'immunità si avvicini ad un anno". Sul fatto che la 
terza dose sia più urgente per soggetti immunodepressi e malati oncologici non c'è alcun dubbio e lo dimostrano i dati di un ultimo studio in via di pubblicazione. 

Lo studio

 "Abbiamo dati su circa 600 pazienti oncologici confrontati con 250 soggetti sani in cui è stato seguito e monitorato per 4 mesi l'andamento degli anticorpi dopo la vaccinazione anti-Covid. Questi dati - annuncia Francesco Cognetti, presidente di Foce (Federazione Oncologi, Cardiologi e Ematologi) - dimostrano che c'è una diminuzione del tasso anticorpale in particolari pazienti oncologici con determinate caratteristiche. Lo studio dimostra cioè una diminuzione più precoce della immunoreattività dopo il vaccino in alcune categorie di malati oncologici rispetto ai soggetti sani". Questi dati, rileva,"potranno essere preziosi per la scelta dei malati da indirizzare immediatamente alla terza dose".

I sanitari

Concorda poi con la necessità di una terza dose per il personale sanitario il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) Filippo Anelli, secondo cui è "fondamentale procedere con la terza dose ai sanitari, dall'autunno, anche per prevenire reinfezioni - che sono già state segnalate in alcuni casi - e garantire una piena efficienza della categoria". Dal canto loro, vari presidente di Regione - dalla Lombardia alla Toscana, dalla Puglia al Veneto - si dicono già pronti a partire con la 
terza immunizzazione per fragili e anziani. Quanto al resto della popolazione, le opinioni restano al momento divergenti. Secondo Massimo Galli, ordinario di Malattie Infettive all'Università di Milano e infettivologo all'Ospedale Sacco, sulla 
terza dose "abbiamo dati piuttosto limitati. La necessità generalizzata - ha affermato - è francamente discutibile, con questi vaccini". Di parere diverso Sergio Abrignani, immunologo all'Università di Milano e membro del Comitato tecnico scientifico (Cts): «La 
terza dose riguarderà tutti gli italiani, seguendo la solita schedula: prima fragili, operatori sanitari, anziani, e poi gli altri. Chiunque si intenda di vaccini sapeva già dall'inizio che sarebbero servite tre dosi. II miglior modo è vaccinare con tre dosi perché in chi ha risposto male alle prime 2 dosi aiuta a far partire la risposta, mentre in chi ha risposto bene serve a prolungare la memoria immunologica". In merito, conclude Abrignani, «è probabile che arrivi a breve l'autorizzazione di Fda e Ema», aggiungendo che il richiamo verrà effettuato con vaccini a mRna.