Il vaccino AstraZeneca
Il vaccino AstraZeneca

Milano, 13 giugno 2021 - Quasi 26 milioni di italiani che devono ancora avere la prima dose di vaccino e altri 13,6 che devono fare il richiamo, 900mila dei quali hanno avuto la prima dose con Astrazeneca e ora faranno la seconda con Pfizer e Moderna. Aziende che, entro la fine di settembre, dovrebbero consegnare poco più di 52 milioni di dosi. Dopo la circolare del ministero della Salute che dà indicazioni perentorie sull'utilizzo del siero dell'azienda anglo-svedese solo sugli over 60, rischia di rallentare la campagna di vaccinazione di massa, con il conseguente slittamento dell'immunità di gregge prevista dal commissario per l'emergenza. Non solo: l'Italia, se verranno confermeranno le previsioni sugli arrivi fino alla fine del terzo trimestre, rischia di ritrovarsi nei frigoriferi milioni di dosi di Astrazeneca e Johnson e Johnson inutilizzabili. Stando ai numeri forniti dal generale  Figliuolo al Cts, entro la fine del mese dovrebbero arrivare ancora 7,2 milioni di dosi di vaccini a mRNA (5,8 di Pfizer e 1,4 di Moderna), ai quali vanno aggiunti i 45 previsti nel terzo trimestre (31 di Pfizer e 14 di Moderna) per un totale di 52,2 milioni. Se poi verrà approvato il siero di Curevac, entro la fine di settembre l'Italia potrà contare su altri 6,5 milioni, per un totale di 58,7 milioni di dosi di  vaccini a mRNA. 

Di certo c'è che, sempre in base ai numeri di Figliuolo, ci sono ancora 3,5 milioni di over 60 che non hanno avuto neanche la prima dose e 3,9 che devono fare i richiami. Che richiedono complessivamente tra i 7,4 e gli 11 milioni di dosi. Ma l'Italia, alla fine di settembre, potrebbe avere più di 50 milioni di dosi di Astrazeneca e J&J visto che a giugno erano previsti 10 milioni e nel terzo trimestre 40,7. Se non andranno ai paesi Covax, come ha ipotizzato il Commissario, il rischio che scadano nei frigoriferi è altissimo.

Fonti di governo, all'indomani dello stop ad Astrazeneca sugli under 60, comunque assicurano:  "Il ministro della Salute ha prodotto ieri una circolare molto chiara sull'utilizzo di tutti i vaccini, basata sul parere del Comitato Tecnico Scientifico. Questa include anche dettagli sulla possibilità di somministrare come seconda dose un vaccino diverso dalla prima dose. La campagna vaccinale italiana procederà con la stessa intensità di prima".

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Cambio di rotta

Con l'epidemia sotto controllo,  una disponibilità maggiore e continua di vaccini e considerando le  41.455.383 dosi somministrate. alle 21,06 del 12 giugno 2021, con 13.954.133 italiani che hanno completato prima e seconda dose, anche la campagna vaccinale andrebbe in qualche modo "ridisegnata".Magari con "vaccinazioni personalizzate" e valutate sui singoli soggetti.  A pensarlo sono medici e virologi e la proposta del presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) Filippo Anelli, che chiede che "siano i medici a decidere quali vaccini anti-Covid somministrare ai singoli, sulla base delle caratteristiche e della situazione clinica, superando l'indicazione generalizzata". Finora, spiega, "ci siamo trovati in una fase emergenziale, in cui c'era la disponibilità solo di alcuni tipi di vaccini e la tipologia di vaccino da somministrare è stata decisa non dai medici in maniera diretta. Allo stesso modo, ad esempio, se si decide di fare un open day per un vaccino, sostanzialmente quel tipo di vaccino si somministra a tutti coloro che si presentano e rientrano nella fascia indicata, ovviamente sulla base della scheda d'anamnesi, ma non c'è una valutazione del singolo soggetto". Diventa dunque, secondo Anelli, "molto importante il ruolo che ha il medico nella prescrizione. Il medico, nel futuro della campagna vaccinale, dovrebbe cioè - chiarisce - avere a disposizione i vari tipi di vaccini e decidere, sulla base delle caratteristiche dell'individuo e delle sue malattie, il tipo di vaccino da somministrare, superando le indicazioni generalizzate".

Fabrizio Pregliasco 

Il virologo Fabrizio Pregliasco, Università di Milano, propone di passare da una "vaccinazione di massa" ad una "vaccinazione personalizzata, andando a valutare la situazione dei singoli anche alla luce della minore pressione epidemiologica e conoscendo ora meglio i vari vaccini di cui disponiamo  bisognerebbe andare nella direzione di scegliere quale vaccino sia più opportuno per ogni soggetto, ricercando anche con un approccio attivo coloro che non si sono ancora vaccinati".

Massimo Galli

Propone  di sdoganare i test per la misurazione degli anticorpi Massimo Galli, direttore della clinica di Malattie infettive dell'Ospedale Sacco di Milano. "Abbiamo ormai superato la fase iniziale, durante la quale ci si deve accontentare dei vaccini che ci sono. Abbiamo altri vaccini a disposizione da somministrare e ormai lo zoccolo duro di popolazione è stato messo in sicurezza. Per questo  visto che Astrazeneca è stato progettato per una sola dose e visto anche che una percentuale molto elevata di persone risponde già con una sola dose, credo che sia arrivata l'occasione per il governo e le Regioni, di sdoganare l'utilizzo e la prescrivibilità dei test per misurare gli anticorpi".