Roma - Ieri in Italia erano 6.599 i nuovi casi di Covid-19. A fronte di quasi 245mila tamponi effettuati, il tasso di positività venerdì è sceso al 2,7%, rispetto al 3,4% del giorno precedente. Il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Giovanni Rezza, in occasione del report del monitoraggio settimanale, ha detto che "non c'è il trend di forte aumento, in un certo senso sono dati confortanti". 24 le nuove vittime, mentre ieri erano 277 i pazienti ricoverati in terapia intensiva per il Covid, 9 in più rispetto a giovedì nel saldo tra entrate e uscite. I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari nelle scorse ore hanno raggiunto quota 2.449, 40 in più rispetto a giovedì. Per Rezza la situazione è meno preoccupante di altri Paesi come Francia o dell'area iberica. "I numeri ci danno una certa soddisfazione: abbiamo limitato i danni, ci sono Paesi che hanno un'incidenza più elevata della nostra. Misure come green pass possono limitare le possibili conseguenze, permettendo a tutti di vivere l'estate in maniera quasi normale evitando situazioni di rischio elevato. Stiamo al di sotto della soglia critica nelle aree mediche e nelle terapie intensive. Possiamo aspettarci un certo aumento delle ospedalizzazioni ma ben al di sotto della soglia critica". Come ribadito dagli esperti, fondamentale è il ruolo giocato dal vaccino in questa fase. Rezza ha invitato a "correre a vaccinarsi essendo tanto veloci quanto la staffetta italiana alle Olimpiadi, perchè è il modo migliore per ottenere il green pass e quindi svolgere tutte le attività in sicurezza". 

Ma chi sono i ricoverati in terapia intensiva oggi in Italia? "I dati disponibili indicano che le persone che vanno in rianimazione per l'80-90% dei casi sono non vaccinate. E questa è una dimostrazione di quanto importante sia il vaccino. Invito gli italiani che non vogliono vaccinarsi a fare una forte riflessione e a comprendere come queste malattie infettive richiedono a tutti noi un impegno importante, ovvero essere disponibili a vaccinarsi" ha detto Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo). E non si tratta di un impegno solo come italiani, sottolinea Anelli. "Il problema, in questo caso, riguarda tutto il mondo. La determinazione dell'Organizzazione mondiale della Sanità perché anche nei Paesi del Terzo mondo si avvii la vaccinazione - in modo da ridurre la diffusione della pandemia e la possibilità di sviluppo di varianti non responsivi ai vaccini attuali - è un obiettivo fondamentale. La diffusione della vaccinazione a livello globale deve essere prioritaria anche rispetto, in considerazione della scarsità di vaccini prodotti, alla terza dose che potrebbe essere fatta in Italia". 

Il ministro della Salute Speranza, ha continuato Anelli, "ha già detto che noi siamo pronti per la terza dose, soprattutto per i fragili. Ricordo però che se si dovesse sviluppare una variante differente che crea problemi di resistenza al vaccino, rischieremmo di tornare indietro. Proviamo quindi ad essere solidali, a pensare anche agli altri Paesi. Come dice Papa Francesco, 'siamo tutti sulla stessa barca', è un'immagine che aiuta a comprendere meglio di qualunque altra il fenomeno della pandemia a livello mondiale", ha concluso Anelli.