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14 gen 2022
14 gen 2022

Distanza sicurezza Covid, starnuto o colpo di tosse davanti a voi? Quando sono pericolosi

Il rischio dipende dell'uso della mascherina ma anche dalla temperatura e dall'umidità dell'aria

14 gen 2022

Padova, 14 gennaio 2022 -  Uno starnuto o un colpo di tosse a che distanza possono essere pericolosi per la trasmissione del virus. E ancora  temperatura, umidità dell'aria cambiano il rischio? Le rissposte in una  ricerca congiunta dell'Università di Padova, Udine, Vienna e Chalmers.

Quando si parla senza mascherina le goccioline infette emesse possono raggiungere oltre un metro, fino a 3 metri per un colpo di tosse mentre starnutendo raggiungono i 7 metri, con le mascherine chirurgiche e FFP2 il rischio di contagio diventa praticamente trascurabile sia che si parli, che si tossisca o starnutisca.

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I virus, come il Sars-Cov-2, passano da un individuo infetto a uno sano tramite la trasmissione di goccioline salivari emesse parlando, tossendo o starnutendo. Le goccioline in sospensione si possono depositare sulle superfici che diventano quindi il terreno di contagio una volta toccate dall'individuo sano. Per questo lavarsi e sanificare le mani più volte al giorno resta fondamentale oltre ovviamente avere sempre la mascherina

Più articolata è la questione della trasmissione aerea: le regole fin qui usate per evitare la propagazione sono state il distanziamento interpersonale, la capienza ridotta degli ambienti e le mascherine. L'emissione di goccioline salivari avviene tramite la formazione di uno spray di goccioline spinto dall'aria espirata: le gocce nel loro moto evaporano, si depositano o restano sospese. Quelle più grandi e pesanti cadono prima di evaporare mostrando un moto balistico (droplet), mentre le più piccole evaporano prima di cadere e tendono ad essere trasportate dal fluido (airborne).

Starnuto senza mascherina

Dallo  emerge che senza mascherina le goccioline infette emesse quando si parla posso raggiungere la distanza di poco piu' d'un metro mentre starnutendo arrivano fino 7 metri in condizioni di elevata umidità.  Dall'applicazione del modello per la stima del rischio di contagio si capisce che non esiste una distanza di sicurezza "universale" in quanto questa dipende dalle condizioni ambientali, dalla carica virale e dal tipo di evento respiratorio.

Colpo di tosse senza mascherina

Considerando un colpo di tosse (con media carica virale) si può avere un alto rischio di contagio entro i 2 metri in condizioni di umidità relativa media mentre diventano 3 con alta umidità relativa, sempre senza mascherina.

E con la mascherina?

Indossare le mascherine fornisce un'eccellente protezione, limitando efficacemente la trasmissione di agenti patogeni anche a brevi distanze interpersonali e in ogni condizione ambientale. La ricerca, utilizzando i più recenti dati sperimentali sulla riduzione dell'emissione di goccioline ad opera delle mascherine, ha testato il modello per quantificare come i dispositivi di protezione individuale abbattano il rischio di contagio: l'utilizzo della mascherina, chirurgica e ancor di più se Ffp2, si dimostra essere un eccellente strumento di protezione abbattendo il rischio di contagio che diventa trascurabile già a brevi distanze (circa 1 metro), indipendentemente dalle condizioni ambientali o dall'evento respiratorio considerato.

Umidità e tempreratura dell'aria

"La pandemia di Covid19 ha evidenziato l'importanza di modellare accuratamente la trasmissione virale operata da goccioline salivari emesse da individui infetti durante eventi respiratori come parlare, tossire e starnutire. Nel nostro lavoro - dice Francesco Picano, professore del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell'Universita' di Padova - abbiamo revisionato le teorie esistenti utilizzando le più recenti conoscenze sugli spray respiratori arrivando a definire un nuovo modello per quantificare il rischio di contagio respiratorio diretto. L'applicazione del modello fornisce una valutazione sistematica degli effetti del distanziamento e delle mascherine sul rischio d'infezione. I risultati indicano che il rischio è fortemente influenzato dalle condizioni ambientali come l'umidità, dalla carica virale e dal tipo di attività respiratoria, suggerendo l'inesistenza di una distanza di sicurezza "universale".

 

 

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