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4 dic 2021

Covid, ecco chi finisce più spesso in ospedale. Intanto il virus corre tra gli under12

Il report aggiornato dell'Iss rivela: per gli over 80 il rischio dei non vaccinati di finire in terapia intensiva è fino a nove volte più alto rispetto ai vaccinati

valentina bertuccio d'angelo
Cronaca
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La copertura vaccinale per fascia d'età

Cresce l'incidenza settimanale dei casi Covid ogni 10mila abitanti, cresce l'impatto del contagio tra la popolazione scolastica - specie nell'età al di sotto dei 12 anni, non ancora vaccinabile -, si conferma la tendenza a finire in ospedale, anche in Terapia intensiva, o a morire di Covid, con un rischio fino a nove volte più alto, per i non vaccinati rispetto ai vaccinati di qualunque tipo (una, due o tre dosi). A dirla ancora più semplificando, il ritratto del ricoverato in Terapia intensiva è spesso questo: over 60 senza nemmeno una dose di vaccino. E' questo, in estrema sintesi, il riassunto dell'andamento della pandemia nel nostro Paese nelle ultime due settimane, così come spiegato in modo molto preciso dal Report esteso di sorveglianza aggiornato a mezzogiorno del primo dicembre e pubblicato dall'Istituto superiore di sanità. 

Vediamo nel dettaglio cosa sta succedendo in Italia. 

Incidenza, Rt ed età media

In forte aumento l’incidenza settimanale a livello nazionale: 140 casi per 100.000 abitanti rispetto a 112 casi per 100.000 abitanti della settimana precedente. Leggermente in diminuzione rispetto alla settimana precedente l’Rt medio calcolato sui casi sintomatici pari a 1,20 al di sopra della soglia epidemica. Friuli-Venezia Giulia, la Provincia Autonoma di Bolzano e la Valle d’Aosta registrano un’incidenza a 14 giorni superiore ai 500 casi per 100.000 abitanti, i valori più alti attualmente registrati in Italia.

In lieve diminuzione l’età mediana dei casi, 41 anni.

Il virus tra i più piccoli

Per quanto riguarda l’incidenza per 100.000 abitanti nella popolazione in età scolare, nell’ultima settimana si osserva un aumento dell’incidenza in tutte le fasce d’età; in particolare nella popolazione di età inferiore ai 12 anni, attualmente non eleggibile per la vaccinazione e che mostra un’incidenza più elevata rispetto alle altre fasce d’età. Nella classe di età 6-11 anni si evidenzia, a partire dalla seconda settimana di ottobre, una maggiore crescita dell’incidenza rispetto al resto della popolazione in età scolare, con un’impennata nelle ultime due settimane. Si evidenzia, inoltre, un aumento del tasso di ospedalizzazione nella fascia <3 anni (poco sopra i 2 ricoveri per 100.000 abitanti) nelle ultime settimane, mentre nelle altre fasce di età risulta stabile. La Figura 15 rappresenta la distribuzione percentuale dei casi nella popolazione 0-19 anni, suddivisa in cinque fasce di età, da inizio anno. Nell’ultima settimana, si conferma l’andamento osservato nella precedente settimana, con il 27% dei casi totali diagnosticati nella popolazione di età scolare (<20 anni). Il 51% dei casi in età scolare è stato diagnosticato nella fascia d’età 6-11 anni, il 33% nella fascia 12-19 anni e solo il 11% e il 5% sono stati diagnosticati, rispettivamente tra i 3 e i 5 anni e sotto i 3 anni. 

Chi finisce in ospedale (o muore)?

Secondo i dati riportati dall'Iss, nel periodo tra il 15 ottobre e il 14 novembre, su una popolazione di over 60 (60-79 anni) non vaccinata di circa 1.300.000 persone, ne sono finite in ospedale 1.374, in terapia intensiva 318, ne sono morte 221 (periodo 8 ottobre-7 novembre). Nello stesso periodo e per la stessa fascia d'età, su oltre 4 milioni di vaccinati (tre volte la popolazione non vaccinata) da oltre cinque mesi, in ospedale sono finite 670 persone (la metà), in terapa intensiva 75 (quattro volte in meno); i morti sono stati 85 (due volte e mezzo in meno). 

I dati per la fascia 40-59 anni sono ancora più eloquenti: su 2.700mila non vaccinati, 1.264 sono finiti in ospedale, 165 in terapia intensiva, 54 sono morti. Nello stesso periodo, prendendo i vaccinati da meno di cinque mesi (che sono 11.700mila), in ospedale sono finite 259 persone (quasi cinque volte in meno), in terapia intensiva sono andate 12 persone (tredici volte in meno). I decessi: 13, cioè quatrto volte in meno. 

E ancora, analizzando il numero dei ricoveri in terapia intensiva e dei decessi negli over 80, si osserva che il tasso di ricoveri in terapia intensiva dei non vaccinati (17 ricoveri in terapia intensiva per 100.000) è circa nove volte più alto di quello dei vaccinati con ciclo completo da oltre di cinque mesi (2 ricoveri in terapia intensiva per 100.000) e sei volte rispetto ai vaccinati con ciclo completo entro cinque mesi (3 ricoveri in terapia intensiva per 100.000) mentre, nel periodo 8 ottobre - 7 novembre, il tasso di decesso nei non vaccinati (99,5 per 100.000) è circa nove volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo da oltre cinque mesi (12 per 100.000) e sette volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo entro cinque mesi (14 per 100.000).

Effetto della vaccinazione sulla variante Delta

Per quanto riguarda la fase epidemica con circolazione della variante Delta, il report dell'Iss contiene le stime dell’efficacia vaccinale nel prevenire casi di Covid, ospedalizzazioni, ricoveri in terapia intensiva e decessi, per ciascuna fascia di età. Ne emerge che l’efficacia complessiva della vaccinazione completa nel prevenire l’infezione nel periodo con circolazione dominante della variante Delta è pari al 67,4%, vale a dire che in questa fase si osserva una riduzione del rischio per i vaccinati, rispetto ai non vaccinati, pari a circa il 67%. Si osserva invece che l’efficacia del vaccino nel prevenire i ricoveri (89%), i ricoveri in terapia intensiva (94%) e i decessi (90%) rimane elevata. 

Ma la terza dose serve? La risposta è sì

Il report analizza anche l'andamento dell'efficacia dei vaccini nel prevenire il contagio, l'ospedalizzazione, il decesso. Il periodo preso in considerazione parte dal 25 luglio 2021 al 28 novembre per le diagnosi, al 14 novembre per ospedalizzazioni e ricoveri in terapia intensiva, e al 7 novembre per i decessi. Dopo 5 mesi dal completamento del ciclo vaccinale, si osserva una forte diminuzione dell’efficacia vaccinale nel prevenire le diagnosi in corrispondenza di tutte le fasce di età. In generale, su tutta la popolazione, l’efficacia vaccinale passa dal 73,5% nei vaccinati con ciclo completo entro cinque mesi , al 43,9% nei vaccinati con ciclo completo da oltre cinque mesi. Nel caso di malattia severa, la differenza fra vaccinati con ciclo completo da oltre e da meno di cinque mesi risulta minore. Si osserva, infatti, una decrescita dell’efficacia vaccinale di circa otto punti percentuali, in quanto l’efficacia per i vaccinati con ciclo completo da meno di 5 i mesi è pari al 92,5%, mentre risulta pari all’84,8% per i vaccinati con ciclo completo da oltre 5 i mesi, rispetto ai non vaccinati. 

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